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Spunta il nuovo piano Electrolux: le novità

L'azienda rinuncia ai licenziamenti ma programma 1.250 uscite volontarie, la posizione dei sindacati

di Maria Graziosi -


Arriva il nuovo piano, Electrolux rinuncia ai licenziamenti. Al Mimit è arrivata la proposta per il futuro della produzione industriale in Italia. E prevede novità che fanno tirare un sospiro di sollievo ai sindacati e alla politica. Attenzione, però. La situazione non si è mica risolta. Anzi, adesso con le aperture arrivate dall’impresa, si può iniziare a immaginare l’inizio di una trattativa. Che, ora, parte da due capisaldi. Il primo, appunto, riguarda la rinuncia ai licenziamenti che, inizialmente, avrebbe coinvolto fino a 1.700 lavoratori. La soluzione proposta è diversa.

Cosa c’è nel piano Electrolux

Nel piano, infatti, si prospettano – in un arco temporale di tre anni – fino a 1.250 uscite volontarie dal lavoro. Seicento per gli impiegati, 650 per gli operai. Poi c’è tutta la questione dei lavoratori in somministrazione, e quella degli esuberi degli staff leasing. Si sarebbe tentati di dire che non sembra che cambi granché, in realtà dal punto di vista giuridico (e anche politico e sindacale) fa tutta la differenza del mondo. Perché una cosa è licenziare, con l’attivazione di tutti gli strumenti di crisi. Un’altra è gestire le uscite volontarie dal lavoro. Su questo, il ministro alle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito l’attenzione del governo.

Urso: “Si apre una fase nuova”

E ha spiegato che in manovra saranno previsti strumenti a supporto della gestione della vertenza. Lui stesso è sicuro: “Finalmente si apre una fase nuova, oggi si è compiuto un passo nella giusta direzione”. I sindacati, dal loro punto di vista, vogliono vederci chiaro. E ci vanno coi piedi di piombo, come Davide Sperti, segretario generale Uilm-Uil: “Oggi ci sono stati dei passi in avanti grazie alle mobilitazioni, passi però ancora insufficienti. Non è la prima volta che questa multinazionale vuole chiudere gli stabilimenti e licenziare le persone, quindi serve una mano di tutti”. Già, perché il secondo punto del piano riguarda gli investimenti per la reindustrializzazione. Nel piano, nero su bianco, c’è l’impegno di Electrolux a scucire fino a 90 milioni di euro per l’impianto di Cerreto d’Esi che, evidentemente, non rischierebbe più la chiusura. Una scelta da cui dipende il raggiungimento dell’obiettivo finale, ossia la produzione, in Italia, di almeno tre milioni di elettrodomestici da qui al 2029. Intanto, di 29, per adesso c’è la prossima data in agenda.

La posizione dei sindacati

Il 29 ottobre, infatti, ci sarà il prossimo tavolo sulla vertenza che dovrà essere quello conclusivo. Urso vuole arrivarci con “una prospettiva chiara e duratura per il futuro di tutti i siti produttivi e di garantire la salvaguardia dei lavoratori”. L’Ugl non corre: “Se positivo è il superamento dell’ipotesi dei licenziamenti collettivi – ha spiegato il segretario dei metalmeccanici Antonio Spera -, non lo sono i numeri, seppur diminuiti rispetto ai 1.700 annunciati qualche mese fa. A fronte delle uscite volontarie deve esserci un vero progetto industriale, capace di garantire occupazione, produzioni e prospettive per tutti i siti italiani di Electrolux”. La questione è incardinata anche in Europa. E rientra, naturalmente, nelle proposte italiane per incentivare la produttività, anche sugli elettrodomestici. Pure su questo, il capo del Mimit è sereno e ha riferito che la Commissione si trova sulle stesse posizioni del governo italiano. La Fim Cisl guarda al bicchiere mezzo pieno. “Oggi ci troviamo di fronte a un cambio di impostazione che giudichiamo importante: si passa da una logica fondata su atti unilaterali e licenziamenti sommari a un percorso basato sul confronto, sull’incentivazione volontaria e sulla ricerca di un’intesa condivisa. È chiaro che le organizzazioni sindacali non hanno mai offerto sponde a logiche punitive, ma abbiamo sempre preteso di affrontare il merito dei problemi industriali”, hanno spiegato Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis.


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