Quanto costano le dimissioni nelle pmi?
Quanto ci costa davvero dire "me ne vado"? Il prezzo nascosto delle dimissioni nelle pmi.
Cambiare lavoro?
Non è più un tabù, ma per le piccole e medie imprese italiane ogni lettera di dimissioni rischia di trasformarsi in un piccolo dramma aziendale. Nel tessuto produttivo del nostro Paese, mentre il tasso di addii nelle grandi multinazionali si attesta attorno al 5% nelle realtà più piccole la quota schizza all’8%.
Il vero problema, tuttavia, non è soltanto la sedia vuota da rimpiazzare, bensì il terremoto silenzioso che si scatena subito dopo.
Quale è il problema?
A differenza di quanto si possa pensare, la busta paga non è quasi mai la causa scatenante. Chi sceglie di sfilarsi il badge lo fa soprattutto per un clima soffocante, la mancanza di ascolto, l’assenza di prospettive chiare o il mancato rispetto della vita privata.
Per la Generazione Z la permanenza in un posto di lavoro senza meritocrazia supera raramente i dodici mesi, mentre chi ha qualche anno in più pretende flessibilità e confini netti tra ufficio e weekend.
L’indagine
Quando la risorsa comunica la propria decisione, la reazione tipica dell’imprenditore è spesso di stampo emotivo, fatta di chiusure, freddezza o dall’improvviso isolamento del dipendente durante il periodo di preavviso. È proprio in questo momento che scatta la trappola economica.
Secondo un’indagine condotta da Valtellina Lavoro, il costo reale per sostituire una figura chiave — tra selezione, formazione della nuova risorsa e calo temporaneo della produttività — può oscillare tra il trenta e il cinquanta percento della retribuzione annua lorda.
I costi invisibili
A questo danno finanziario diretto si sommano poi i cosiddetti costi invisibili. L’ostilità verso chi se ne va distrugge la motivazione di chi resta, interrompe il passaggio di consegne e azzera il know-how aziendale. Inoltre, il passaparola negativo di un ex collaboratore scontento circola rapidamente, rovinando la reputazione dell’azienda sul mercato. Imparare a gestire gli addii con professionalità ed empatia non è quindi una dimostrazione di debolezza, ma l’unico modo per proteggere chi rimane e continuare ad attrarre i migliori talenti.
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