Israele pronto ad abbattere il volo Flydubai. Decollati i caccia dopo l’allarme a bordo
Il timore delle autorità di Israele era che l’aereo del volo Flydubai potesse essere fatto precipitare contro un obiettivo sensibile. Tra quelli indicati dalle fonti figurano l’aeroporto internazionale Ben Gurion e il Centro Azrieli di Tel Aviv
Israele sarebbe stato pronto ad abbattere il volo Flydubai, con tutti i passeggeri a bordo, qualora l’aereo avesse continuato ad avvicinarsi al suo territorio. È quanto riferiscono fonti israeliane che ricostruiscono i momenti di massima tensione seguiti all’emergenza scoppiata nella cabina di pilotaggio. Secondo la ricostruzione, il copilota omanita avrebbe aggredito il comandante, mentre il velivolo avrebbe effettuato una brusca picchiata facendo scattare l’allarme in Israele. L’aeronautica israeliana avrebbe tentato di mettersi in contatto con la cabina di pilotaggio senza ricevere risposta. A quel punto sono scattati i protocolli previsti per fronteggiare il possibile dirottamento di un aereo. Sono quindi decollati i caccia e lo spazio aereo è stato chiuso. L’allarme è poi rientrato quando è diventato chiaro che il velivolo si stava dirigendo verso l’Arabia Saudita per un atterraggio di emergenza.
Il timore di un attacco contro Ben Gurion o Tel Aviv
A quel punto i caccia israeliani sono stati richiamati. Il timore delle autorità di Israele era che l’aereo del volo Flydubai potesse essere fatto precipitare contro un obiettivo sensibile. Tra quelli indicati dalle fonti figurano l’aeroporto internazionale Ben Gurion e il Centro Azrieli di Tel Aviv. I piloti militari, in caso di intercettazione, avrebbero dovuto avvicinarsi il più possibile alla cabina di pilotaggio per tentare di stabilire un contatto visivo e capire cosa stesse accadendo. Successivamente avrebbero dovuto osservare anche la cabina passeggeri, alla ricerca di eventuali segnali di panico o altri elementi utili a valutare la situazione. Le informazioni raccolte sarebbero quindi state trasmesse alla catena di comando. In presenza di un dirottamento confermato e dell’assenza di risposte da parte di eventuali terroristi, la questione sarebbe arrivata fino al ministro della Difesa e al primo ministro.
Torna alle notizie in home