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Più dazi, meno import: il Patto d’acciaio nel trilogo Ue

Urso esulta: "Passa la proposta italiana"

di Martino Tursi -


Un patto d’acciaio in Ue. Più dazi, meno import. Tutto per tutelare il comparto siderurgico europeo. E il ministro all’Industria e Made in Italy Adolfo Urso ci mette il cappello: “Recepita la posizione italiana”. L’intesa è giunta l’altra notte, all’esito del trilogo tra i negoziatori dell’Eurocamera e del Consiglio Ue. L’accordo è stato raggiunto sulla base di scelte precise. La prima è la limitazione dei volumi di importazione esenti dai dazi: caleranno a 18,3 milioni di tonnellate l’anno, in pratica il 47% in meno rispetto al 2024. Ma non basta, perché saranno imposti dazi doganali, e non più “carbonici” nella misura addirittura del 50 per cento. Insomma, si prospetta un cambio copernicano o, comunque, un importante cambio di passo.

Il patto per l’acciaio Ue

In pratica, sono stati raddoppiati. Fino a questo momento, le tariffe europee sull’acciaio erano ferme al 25%. I nuovi parametri e regolamenti dovrebbero entrare in vigore già dal prossimo 1° luglio. La proposta mira a tutelare il mercato e la produzione siderurgica europea che, da mesi, intona alti peana di dolore. La reazione del governo italiano è stata più che positiva. I contenuti, come rivendica il Mimit, sono quelli che erano dentro la proposta italiana. Urso, perciò, può esultare: “È passata la posizione italiana grazie a un importante lavoro di squadra”. Adesso c’è da affrontare la sfida più difficile. Quella, effettivamente, di salvare il comparto europeo. Iniziando, magari, proprio dal comparto siderurgico italiano e dal destino dell’ex Ilva. Che, da settimane, resta appeso alle proposte di Flacks e degli indiani di Jindal.


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