Corsa elettorale in Michigan: la questione israeliana divide i candidati
La politica estera è il nuovo ago della bilancia per la conquista del seggio in Senato
Hailey Stevens
Dalla nostra inviata – La campagna elettorale di Haley Stevens, candidata al Senato degli Stati Uniti in Michigan, rappresenta il più importante banco di prova nazionale sulla tenuta del posizionamento pro-Israele all’interno del Partito Democratico.
La deputata, al suo quarto mandato, scommette che la tradizionale posizione filo-israeliana della politica estera democratica è ancora valida, nonostante l’ala sinistra della coalizione si stia spostando nettamente nella direzione opposta dopo la guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza.
Michigan, l’assedio di El-Sayed all’AIPAC
L’avversario della candidata Stevens, Abdul El-Sayed ha affermato che l’era filo-israeliana è ormai finita. Originario dell’area di Detroit, è figlio di immigrati egiziani ed ha fatto della spesa multimilionaria dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) nella campagna elettorale il punto centrale della sua argomentazione politica.
Secondo il suo pensiero Haley Stevens è parte di una cultura di Washington influenzata dalle grandi aziende e dagli interessi legati alla politica estera. La candidata trascura invece, a suo parere, le reali preoccupazioni degli elettori riguardo l’acquisto dei generi alimentari, l’affitto delle case o le spese mediche.
“Per troppo tempo la nostra politica estera ci è stata dettata da entità come lo Stato di Israele e l’AIPAC che si sono assicurate che Democratici e Repubblicani facessero ciò che loro volevano” ha affermato.
“Finché i nostri politici continueranno a farsi corrompere dall’AIPAC non stupitevi se combatteremo guerre nel loro esclusivo interesse come l’annessione del Libano o il genocidio a Gaza”.
Gaza ridisegna il Partito Democratico
Il bilancio umanitario della guerra a Gaza sta ridisegnando gli equilibri interni al Partito Democratico. Se l’orrore del 7 ottobre 2023, con i suoi 1.200 morti in territorio israeliano e i 251 rapiti, aveva inizialmente compattato la politica statunitense, i quasi tre anni di offensiva israeliana hanno invertito la rotta del consenso. Con un computo delle vittime a Gaza che ha drammaticamente superato quota 73.000 morti, l’elettorato dem esprime oggi un forte dissenso.
Un recente sondaggio d’opinione nazionale certifica la metamorfosi: quasi sei democratici su dieci, e oltre la metà degli stessi blu di fede ebraica, ritengono che la linea politica degli Stati Uniti sia ormai sbilanciata e “troppo favorevole” a Israele.
Le primarie democratiche del Michigan e il seggio di Peters
La deputata moderata Haley Stevens e l’esponente progressista Abdul El-Sayed si sfidano nelle primarie democratiche del Michigan per sostituire il senatore uscente Gary Peters, il quale ha annunciato il suo ritiro dalla politica.
Se in un primo momento Peters ha cercato di rimanere neutrale, successivamente ha appoggiato la Stevens descrivendola come la combattente di cui il Paese ha bisogno con un curriculum di tutto rispetto.
La candidata al Senato ha ribadito con forza che sostenere Israele non significa appoggiare il governo attuale. Ha inoltre affermato di supportare gli aiuti umanitari e che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “non ci ha resi più sicuri, non ci ha avvicinati alla pace, ma al contrario ha messo in pericolo gli ebrei in America e nel resto del mondo”.
El-Sayed considera le parole della Stevens una manovra politica con l’obiettivo di smorzare le reazioni negative dell’ala più di sinistra del partito, Netanyahu invece accusa la deputata di voler “giustificare l’antisemitismo”.
Abdul El-Sayed ha sferrato un duro attacco ai finanziamenti militari statunitensi a Israele, affermando che tali sussidi economici ostacolano nei fatti la creazione di uno Stato palestinese. Sebbene questa piattaforma radicale stia premiando la sinistra dem nei distretti urbani e tradizionalmente progressisti, la scommessa in Michigan resta ad altissimo rischio.
Michigan swing state, il calcolo dei repubblicani
In uno swing state (Stato in bilico) cruciale, dove i Democratici hanno già incassato la sconfitta in due delle ultime tre tornate presidenziali, i vertici del partito sono convinti che solo una linea di politica estera moderata e tradizionale possa blindare il voto moderato e garantire la vittoria a livello statale.
Mentre lo scontro tra Stevens ed El-Sayed infiamma le primarie, i Repubblicani guardano già oltre il voto del 4 agosto.
I vertici del GOP affermano infatti che il dibattito su Israele accompagnerà i Democratici fino alle elezioni generali, a prescindere da chi uscirà vincitore dalle urne.
“Il rischio per Stevens è che usare il sostegno a Israele contro El-Sayed possa essere facilmente percepito come una mossa anti araba o anti musulmana per vincere le primarie”, ha affermato l’ex presidente del partito repubblicano del Michigan Saul Anuzis.
“Quegli stessi elettori che hanno sostenuto El-Sayed potrebbero adottare una strategia ‘alla Biden’ e non votare, oppure una parte di loro potrebbe esprimersi a favore di un repubblicano”.
Secondo gli esperti, la sconfitta di Kamala Harris contro Donald Trump in Michigan nel 2024 è dipesa in parte dal mancato appoggio degli elettori arabo-americani, musulmani e dei giovani progressisti di Dearborn e Detroit. Questa fetta di elettorato ha infatti punito la candidata per la sua linea di continuità con la politica pro-Israele dell’amministrazione Biden. I repubblicani prevedono che tali fratture possano riaprirsi il prossimo novembre, qualora Haley Stevens ottenesse la nomination.
L’eventuale successo di El-Sayed aprirebbe invece una strada inedita per i repubblicani.
Le sue posizioni su Israele finirebbero per favorire il candidato repubblicano Mike Rogers (ex capo dell’Intelligence alla Camera), permettendogli di polarizzare la corsa attorno al tema della sicurezza: una scelta strategica tra stabilità e imprevedibilità in un mondo scosso da guerre geopolitiche.
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