L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Programmi elettorali, quanto ci costano? Arriva la proposta

di Redazione -

Carlo Cottarelli


di GIUSEPPE BENEDETTO*

C’è una domanda semplice, eppure formidabile, che ogni famiglia italiana si pone la sera: “Quanto mi costa?” Questa è la domanda più politica, democratica e liberale che un cittadino può e deve rivolgere a chi si candida a governare. Perché dietro l’apparente aridità della contabilità pubblica non ci sono formule astratte, ma la vita reale, il lavoro, i risparmi delle famiglie e il destino dei nostri figli.

Pochi giorni fa, in un incontro promosso dalla Fondazione Einaudi e da Carlo Cottarelli, questa domanda l’abbiamo posta nel Senato della Repubblica. Durante quella iniziativa abbiamo anche lanciato una petizione per chiedere di calendarizzare il DDL 550, a prima firma Cottarelli, attualmente bloccato al Senato. Ad onor del vero, il messaggio è stato subito raccolto dal presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Andrea De Priamo, il quale ha comunicato che avvierà presto l’iter per discutere e approvare il disegno di legge.

La democrazia non è un rito formale che si esaurisce con il voto ma un percorso che si articola in fasi tra loro inscindibili: il prima (il tempo della verità dei programmi e del confronto informato); il voto (il momento della scelta consapevole); e il dopo (ovvero la responsabilità dell’azione di governo). Se inquiniamo la prima fase con la demagogia del populismo più becero, corrompiamo l’intero ciclo. Occorre diffidare di quei politici che di sera promettono qualsiasi cosa, senza mai spiegare con quali entrate o tagli intendano pagare il conto. L’Italia soffre di un preoccupante scollamento tra il momento della propaganda e quello della realtà. I partiti continuano ad annunciare interventi di spesa senza indicare alcuna copertura finanziaria reale, compiendo un’operazione che costringe il cittadino a scegliere tra illusioni destinate in partenza a rimanere irrealizzabili.

Dietro ogni promessa elettorale facile si nasconde, inevitabilmente, un debito pubblico futuro. Chi possiede una sensibilità liberale sa che il debito non è una risorsa gratuita ma una tassa invisibile da scaricare sui cittadini di domani. Questo drenaggio di risorse si traduce in un buco di bilancio miliardario accumulato per comprare il consenso presente e mantenere in vita un sistema inefficiente, partitocratico e clientelare.

Questa nostra battaglia per la trasparenza dei programmi elettorali si salda al magistero di Luigi Einaudi, per il quale la conoscenza reale dei fatti e dei numeri era il presupposto della sovranità popolare. Si nutre delle storiche battaglie di Giovanni Malagodi, che negli anni dell’espansione incontrollata della spesa pubblica denunciò la finanza allegra e l’indebitamento facile come un anestetico volto a degradare il cittadino a cliente dello Stato. E si ricollega, infine, alla critica di Piero Gobetti contro il costume demagogico che riduce la lotta politica a una gara per conquistare, a colpi di promesse irrealizzabili, il favore della piazza.

Il DDL Cottarelli offre una risposta concreta, equilibrata e praticabile. Non introduce vincoli di austerità né limita l’autonomia dei partiti, che resteranno liberi di proporre programmi espansivi o finanziati in deficit, purché abbiano l’onestà di dichiararlo apertamente. Il testo affida poi all’Ufficio Parlamentare di Bilancio il compito di valutare, prima del voto, i costi economici per le casse pubbliche. Tutto questo non è un’utopia. Meccanismi indipendenti di quantificazione preventiva dei programmi elettorali esistono da decenni nei Paesi Bassi, in Australia e in Canada; in Belgio come in Irlanda.

Approvare il DDL Cottarelli non è una questione di schieramento politico, ma di rispetto. Siamo in una fase pre elettorale, ed è il momento di restituire ai cittadini italiani la loro dignità di elettori liberi e sovrani. Chi volesse sostenere il nostro appello può andare sul sito www.fondazioneluigieinaudi.it e firmare la petizione, che al momento ha già raccolto oltre seimila firme e sono certo sfonderà in poche ore il muro delle diecimila sottoscrizioni. Bisogna firmare per affermare e difendere due principi fondamentali: il diritto alla conoscenza e il dovere della responsabilità politica.

*Presidente Fondazione Einaudi


Torna alle notizie in home