Gli Stati Uniti alzano i dazi contro il Brasile: una mossa unilaterale che ignora i fatti
Washington impone tariffe del 25% su numerosi prodotti brasiliani. Lula denuncia: “Decisione ingiustificata”
Gli Stati Uniti hanno confermato l’introduzione di dazi del 25% su una serie di prodotti brasiliani, con entrata in vigore prevista per il 22 luglio. La decisione arriva al termine di un’indagine durata un anno condotta dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio (USTR) e basata sulla Sezione 301 della Trade Act del 1974, lo strumento con cui Washington colpisce pratiche considerate “irragionevoli” o “discriminatorie”.
Secondo l’amministrazione statunitense, il Brasile ostacolerebbe il commercio americano in sei aree: pagamenti digitali (Pix), tariffe preferenziali, lotta alla corruzione, proprietà intellettuale, accesso al mercato dell’etanolo e controllo del disboscamento illegale. Accuse che, tuttavia, non trovano riscontro nei dati. Negli ultimi quindici anni gli Usa hanno registrato un surplus commerciale complessivo di 424,5 miliardi di dollari nei rapporti con il Brasile, come ricorda il governo Lula.
Esenzioni mirate: quando la geopolitica incontra la convenienza
Nonostante la retorica sulla “protezione dei lavoratori americani”, Washington ha escluso dai dazi una lunga lista di prodotti strategici per la propria economia: caffè, carne bovina, arance, petrolio, gas e componenti aeronautici. La logica è evidente. Colpire il Brasile senza danneggiare le filiere statunitensi. Una selezione che rivela la natura squisitamente politica del provvedimento, più che una reale volontà di correggere presunte distorsioni commerciali.
La reazione di Brasilia: “Un momento davvero triste”
Il governo brasiliano ha definito la decisione un “marco lastimável” nelle relazioni tra i due Paesi, respingendo tutte le accuse statunitensi. “Non vi è alcuna giustificazione per misure unilaterali contro il nostro Paese”, ha dichiarato l’ufficio del presidente Luiz Inácio Lula da Silva in un comunicato stampa. Brasilia difende il Pix, considerato un modello internazionale di infrastruttura digitale, e respinge come “assurde” le contestazioni americane sul disboscamento illegale. L’esecutivo Lula annuncia che ricorrerà alla Organizzazione Mondiale del Commercio e avvierà i meccanismi della Legge di Reciprocità Economica.
Una mossa che indebolisce la credibilità commerciale Usa
La decisione di Washington si inserisce in una strategia più ampia di uso aggressivo degli strumenti tariffari. L’indagine USTR, pur presentata come rigorosa, appare costruita su un impianto accusatorio che non regge alla prova dei dati e ignora anni di surplus commerciale americano con il Brasile. Inoltre, la scelta di colpire un partner strategico dell’emisfero occidentale rischia di indebolire la posizione degli Stati Uniti nelle istituzioni multilaterali, dove la Sezione 301 è da tempo considerata un dispositivo unilaterale e controverso. La mossa decisa dall’amministrazione Trump può spingere Lula verso nuove alleanze economiche.
Torna alle notizie in home