Legge elettorale: il Senato discute, la maggioranza lima. Da sinistra pretendono la data del voto
L’aula del Senato avvia la discussione sulla nuova legge elettorale. Ma è appena fuori da Palazzo Madama, nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa, a pochi metri di distanza, che si concentra il lavoro degli sherpa del centrodestra impegnati con le ultime limature alla riforma. Un incontro resosi necessario dall’urgenza di definire le ultime modifiche da apportare al provvedimento, dopo che sulla più importante novità, l’introduzione delle preferenze, si è già trovata la quadra in maggioranza.
L’eventualità del ballottaggio, nel caso in cui nessuno schieramento raggiunga il 42% dei voti necessario a far scattare il premio di maggioranza, si conferma definitivamente archiviata. E proprio la soglia da ottenere per conquistare i 70 deputati e 35 senatori eletti in aggiunta a quelli della quota proporzionale è stata oggetto di un ulteriore approfondimento. L’ipotesi ventilata era quella di abbassare l’asticella di un punto percentuale. Nulla di fatto neanche su questo fronte, si resta fermi su quanto già previsto.
Norma anti-cespugli, caregiver e scadenze: cosa resta da sciogliere
È invece sulla norma anti-cespugli che si rende necessario un ulteriore confronto. La modifica introdotta alla Camera sotto il pressing di Forza Italia prevede l’esclusione delle liste che non superano lo sbarramento del 3% – fatta salva la miglior perdente di ciascuno schieramento – dal conteggio dei voti necessari a raggiungere il premio di maggioranza. Sulla questione è in atto un supplemento di riflessione per limitare la preclusione ai soli partiti che ottengono meno del 2 o addirittura dell’1%.
Da sciogliere, infine, il nodo sulla possibilità di estendere a caregiver e marittimi il voto come fuori sede. E il tutto va chiarito entro i prossimi giorni, almeno se si vuole rispettare la data del 15 settembre indicata come quella entro la quale la riforma elettorale deve essere approvata al Senato. Tanto più che già si ragiona sul successivo necessario passaggio alla Camera per il via libera definitivo. Sia dal punto di vista del calendario che sul fronte delle dinamiche politiche, essendo possibile lo scrutinio segreto sul voto finale. Il passaggio in aula a Montecitorio è già stato fissato per il 28 settembre. E, visto il precedente dei franchi tiratori sulle preferenze, l’avvertimento agli alleati che filtra da Palazzo Chigi è chiaro. In caso di incidenti si va dritti verso il voto, “anche a gennaio”, riferiscono alcuni ben informati caricando di enfasi il messaggio.
Sinistra all’attacco della maggioranza: “Non c’è trasparenza sulla data del voto”
Proprio sulla data del voto si concentra invece l’attenzione dell’opposizione. Il blocco progressista, dal palco della festa di Alleanza Verdi e Sinistra, ha infatti polemizzato per il fatto che ancora non si sappia quando ci saranno le elezioni nel 2027. E ha accusato la maggioranza di poca trasparenza, di fare il gioco delle tre carte. Una cosa mai vista prima, tanto più che la scadenza naturale della legislatura è prevista tra più di un anno. E che, in ogni caso, lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni sono prerogative in capo esclusivamente al Presidente della Repubblica. Che ovviamente non decide a proprio piacimento, né su sollecitazione di questa o quella parte politica, ma nel rispetto della Costituzione. Strano che simili obiezioni provengano da chi, nell’attuale impossibilità di abbozzarne uno, sostiene che il proprio programma sia “attuare la Costituzione antifascista articolo per articolo”.
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