Politica

PRIMA PAGINA – Eurogiorgia: Meloni lancia la sfida al Pd e vuole prendersi l’Europa

di Edoardo Sirignano -


Dopo l’Italia, Giorgia vuole prendersi l’Europa. A sciogliere ogni dubbio è proprio la premier nella conferenza di inizio anno. Quella che per la sinistra doveva essere un trappolone, considerando i recenti casi Pozzolo e Anas, che avrebbero messo in difficoltà qualunque maggioranza del passato, per la prima donna a Palazzo Chigi si trasforma in opportunità. La politica della Garbatella, infatti, anticipa gli avversari e mette il piede in avanti in vista delle elezioni di giugno, spiegando ai cronisti “come la sua candidatura sarebbe una cosa utile e interessante”.

Non solo, infatti, porterebbe i suoi sfidanti nazionali a misurarsi in un test in cui chi è al governo è ovviamente in vantaggio, ma nei fatti candiderebbe Meloni come vera alternativa continentale a quella maggioranza Ursula, di cui tanti nel continente si lamentano. A scoprire le carte è stata proprio la diretta interessata che trasforma quello che doveva essere un incontro di chiarimento in una presentazione del programma per l’Europa. Dalle tasse, passando per il Mes, fino ai migranti, il capo della maggioranza descrive, a chiare lettere, quello che i suoi intendono fare nei prossimi mesi. Non ci sarà alcun trasformismo, ma si andrà avanti nel lavoro iniziato con la vittoria dello scorso settembre.

Le strane voci su Draghi, che potevano rappresentare un punto di debolezza, sono un rinforzo per l’esecutivo. La premier non si nasconde dietro agli allori e stronca ogni possibile chiosa in merito a una promozione del suo predecessore alla guida della Commissione Ue. Allo stesso modo, però, replica a chi la critica per essersi asservita a tecnici e banchieri, chiarendo le ragioni per cui l’Italia avrebbe sbagliato a perseguire una strada diversa in materia di politica estera. La parola “responsabilità” è infatti al centro delle due ore di bombardamento mediatico, interrotto solo da un bisogno fisico.

In egual misura, altresì, chiarisce come l’Italia non abbia alcuna intenzione di essere attore marginale e prendendo ad esempio il migliore Chirac spiega come saranno gli stessi cittadini a essere artifici del proprio destino. Giorgia, da vera romana, esalta le masse e nell’arena mediatica non ha paura di nessuno, neanche di quella Schlein, che sfida a un confronto televisivo. Si sceglie, nei fatti, l’avversario più debole e mette la palla in mano a Conte, che potrebbe sfruttare l’assist per riprendersi il centrosinistra. In un testa a testa tra leader, Elly è quella con meno esperienza e ciò gioverebbe al M5S, che ripartirebbe da dove aveva lasciato dopo il Covid.

L’unico ostacolo per la premier, ormai sempre più lady di ferro, sono solo i suoi uomini o meglio ancora quelli che non riesce a controllare sotto l’orbita di Palazzo Chigi. Anche in questo caso, comunque, Giorgia dimostra di avere le redini fermamente nelle proprie mani. “Chi non capisce la sfida a cui siamo chiamati – evidenzia davanti ai cronisti – è meglio che se ne vada”. Le prossime battaglie, come quella per l’Europa, infatti, non ammettono debolezze, né divisioni.

Un monito che vale sia per gli amici di partito, che per la sua maggioranza. A sorpresa, il capo della forza più votata degli italiani sul caso Anas difende quel Salvini, che invece sfrutta ogni spazio lasciato per guadagnare terreno nella sfida interna. Meloni non ha paura di chi l’affianca e potrebbe tradirla. Anzi, come dimostra l’ultima conferenza, sa benissimo che quando il confronto è acceso si trova nel suo terreno di battaglia o meglio ancora, politicamente parlando, riceve un invito a “carne e maccheroni”. Dalle preferenze alla sfida all’incontrastabile Ppe, Giorgia non ha paura di niente. Arrivare in primavera alla sfida per l’Europa, per chi ne capisce di cosa pubblica, è un’eternità, ma salvo capitomboli da parte di qualche generale e anche in questo ha dimostrato di aver trovato i giusti anticorpi, non c’è tempesta che impensierisca chi al momento ha nelle mani il timone dell’Italia.


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