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Revisione Ets, l’Italia guida il gruppo dei ribelli

Domani la Commissione Ue presenta tre proposte, tutti i nodi Ets e le ragioni di una revisione da fare al più presto

di Cristiana Flaminio -


Revisione Ets, è giunta l’ora. Cara, carissima energia. Un’altra giornata campale sui mercati. Il petrolio continua a schizzare e viaggia abbondantemente oltre gli 80 dollari al barile. Il gas ha superato di slancio i 54 euro al megawattora. Sul Medio Oriente continuano a piovere razzi. Hormuz è chiuso, il blocco navale sui porti dell’Iran è attivo. La guerra è tornata ed esige il suo prezzo. Cara, carissima energia. L’Europa, che quando c’è da complicarsi la vita è potenza inarrivabile, si prepara a varare la riforma degli Ets. I nuovi standard fanno discutere e gli industriali, non solo quelli italiani, pure i tedeschi e i francesi, li vedono come il fumo negli occhi.

Revisione Ets: le ragioni dei Dieci Paesi

Ma l’Italia, adesso, ha deciso di fare di più. Anzi di mettere tutti i dubbi nero su bianco e di mettersi alla testa dei Paesi che chiedono a Bruxelles di fare un passo indietro. Insieme a Roma, nella buona battaglia, ci sono pure Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Francia e Germania restano alla finestra, in attesa degli sviluppi. L’obiettivo dell’iniziativa è semplice, in teoria. Difficilissimo nella pratica. Chiedere a Von der Leyen e soci di spostare dal 2039 al 2050 l’obiettivo delle emissioni zero. Altrimenti, dicono i governi, l’Europa sarà teatro di una nuova, e stavolta irreversibile, deindustrializzazione. Si deve, poi, procedere a una revisione che non sia cieca e che, oltre alle ragioni degli Ets, tenga presente le peculiarità di ogni Paese.

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Tutti i nodi di una proposta cervellotica

Ogni Paese ha le sue caratteristiche e il suo mix energetico: trattare tutti alla stessa maniera vuol dire penalizzare chi, come l’Italia, sta operando una profonda ristrutturazione delle sue fonti di approvvigionamento. C’è, poi, il busillis delle quote di carbonio. Su cui s’è scatenato un vero e proprio business che l’Italia e gli altri nove Paesi Ue vorrebbero sottrarre alla speculazione, sottolineando che l’impronta di carbonio “non è l’elemento principale della competitività globale”. Sulla questione arriveranno, domani, tre proposte dalla Commissione Ue per la revisione Ets. Il tema è tutt’altro che banale, è semmai il trionfo del carattere tecnicista e burocratico di Bruxelles.

“Ets 2? Ne parleranno tutti come per lo spread”

Peter Liese, responsabile Ambiente del Ppe, ha fatto (non volendo) il paragone più calzante quando ha paragonato gli Ets allo spread Btp-Bund. “Saranno sulla bocca di tutti” perché toccheranno pure riscaldamento e carburanti. E sarà stato perché ce lo siamo inventati, dal nulla, proprio noi. Proprio come, tanti anni fa, ritenemmo che il differenziale, del quale (giustamente) ci eravamo disinteressati per anni, fosse qualcosa di imprescindibile. La revisione degli Ets, dunque, va fatta subito. Per non tornare ai (soliti) errori del passato.


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