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Economia

Tra carburanti e carovita, l’agitazione dell’autotrasporto ferma il Sud

di Maria Graziosi -


Il decreto Carburanti ha superato il vaglio del Senato e ora il testo passa alla Camera. Bene. Ma neanche il tempo di esultare che la realtà ha fatto capolino persino nelle paludatissime aule parlamentari. Gli autotrasportatori sono al limite. E minacciano proteste su tutto il territorio nazionale. Non ce la fanno più a sostenere i costi del diesel e, più in generale, dei carburanti e dell’energia.

Oggi gli scioperi in Calabria e Sicilia

Oggi partirà lo sciopero, anzi il fermo, dei mezzi pesanti in Calabria. L’iniziativa è stata annunciata nei giorni scorsi da Fedralog. Durerà, lo stop, fino al 20 ottobre. Le stesse date scelte, in Sicilia, per l’astensione dal lavoro proclamata già a fine settembre dal Comitato dell’autotrasporto locale. In Puglia, complici anche gli scioperi e le agitazioni sul futuro dell’ex Ilva, i blocchi stradali sono già iniziati. Ci sono i lavoratori che rischiano il posto senza immaginare quale potrà essere il loro futuro, appeso a un’udienza alle Sezioni Unite della Cassazione.

Tra Puglia e Molise, il Sud a rischio stop

E poi ci sono gli autotrasportatori. In mattinata, ieri, c’erano stati blocchi anche in Molise. E qui non c’entrano i lavoratori, nonostante le fortissime tensioni e gli altrettanto pesanti dubbi sul destino dello stabilimento Stellantis di Termoli. Ma, a scendere in strada erano stati trattori e autotrasportatori che hanno presidiato la strada statale 645 tra Campobasso e Foggia, a Pietracatella. Nell’area industriale di una cittadina assurta agli onori della cronaca nazionale per il caso del giallo della ricina. Ma questa è un’altra storia. Quella partita ieri, e che oggi potrebbe iniziare ad allargarsi a tutto il Sud, è l’offensiva di un comparto che non ne può più. E che si sente esausto. Stretto com’è tra l’aumento dei prezzi del carburante e dei costi di gestione, schiacciati tra il carovita e le difficoltà sempre più pressanti nelle condizioni di lavoro.

Il grido di dolore degli autotrasportatori

Nel primo pomeriggio di ieri, una nota di Unatras, l’Unione Nazionale delle Associazioni dell’ Autotrasporto Merci, ha sostanzialmente annunciato che la pazienza del comparto è finita. E chiama in causa direttamente il governo. “Il totale e reiterato mancato confronto con il governo, che continua a ignorare le richieste di incontro delle rappresentanze nazionali per discutere le istanze di un comparto vitale, schiacciato dall’impennata dei costi vivi di gestione, su tutti il costo del gasolio, e dalla mancanza di tutele reali in un mercato sempre meno regolato”.

La chiamata in causa al governo

Per gli autotrasportatori, tutto questo si sarebbe potuto evitare: “Una deriva che si poteva evitare se si fosse riattivato il dialogo costruttivo con le rappresentanze nazionali, dopo l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, per analizzare lo stato dell’arte dei provvedimenti già adottati e le nuove misure a sostegno di un comparto fondamentale per la tenuta sociale del Paese”. Ma, dicono dall’organizzazione. “Dinanzi a questo scenario di totale immobilismo istituzionale, la presidenza di Unatras annuncia che non assisterà inerme al fallimento delle proprie aziende.Se il Governo non convocherà con massima urgenza un incontro, scegliendo di ignorare la rappresentanza associativa responsabile, si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale”.

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