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Europa, cinquant’anni dopo Montecitorio rilancia la sfida politica dei Parlamenti

I lavori sono stati aperti dal presidente della Camera Lorenzo Fontana

di Enzo Ricci -


Dalla sicurezza all’intelligenza artificiale, dalla difesa della democrazia alle nuove minacce ibride, il futuro dell’Europa passa sempre più dalla capacità delle sue istituzioni di agire insieme. È il messaggio che è emerso da Montecitorio, dove cinquant’anni dopo la storica conferenza del 1975 si sono riuniti i presidenti delle Assemblee parlamentari europee. Un appuntamento dal forte valore politico in un momento di profonda trasformazione degli equilibri internazionali e riporta al centro il ruolo dei Parlamenti nella costruzione delle risposte alle crisi del continente.

L’intervento del presidente della Camera

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha ricordato come la prima Conferenza dei presidenti delle Assemblee parlamentari europee, ospitata proprio a Montecitorio, contribuì a rafforzare la diplomazia parlamentare e a consolidare l’idea di un’integrazione fondata non solo sull’economia, ma anche sulla rappresentanza democratica. “A 50 anni da quel primo passo, l’eredità di quella stagione conserva ancora una stringente attualità”, ha affermato Fontana, indicando tra le principali sfide la rivoluzione digitale, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, le minacce ibride e le crisi internazionali che mettono sotto pressione la stabilità globale. Da qui la necessità di risposte condivise e di una cooperazione più stretta tra le istituzioni del continente.

L’intervento di La Russa

Il significato politico dell’appuntamento è stato ribadito dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha definito la Conferenza “un momento storico in una fase complessa della nostra vita e della vita del nostro Continente”. I Parlamenti, ha detto, rappresentano il “cuore pulsante delle democrazie” e sono chiamati a svolgere un ruolo decisivo davanti alle grandi trasformazioni del nostro tempo.

Il passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il livello della risposta politica. “La risposta non può essere solo nazionale, ma europea, solidale e collettiva”, ha osservato La Russa, sottolineando come sfide quali intelligenza artificiale, sicurezza e minacce ibride impongano un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati. Un allarme condiviso da Petra Bayr, presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che ha richiamato le pressioni sempre più forti su “democrazia, diritti umani e stato di diritto” nei Paesi membri e partner dell’organizzazione.

La funzione preziosa delle Assemblee parlamentari

La due giorni di Roma si è aperta dunque con la convinzione comune che le sfide del XXI secolo non possono essere affrontate in ordine sparso. Cinquant’anni dopo il primo incontro, i presidenti dei Parlamenti europei sono tornati nella capitale italiana per riaffermare il ruolo delle Assemblee come “presidio democratico” e strumento essenziale di cooperazione politica in un continente chiamato a ridefinire il proprio futuro.


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