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Cronaca

Razzo su base italiani Unifil a Shama: nessun ferito

La traiettoria suggerisce un lancio riconducibile alle milizie Hezbollah

di Angelo Vitale -


Un razzo ha colpito la base dei militari italiani del contingente Unifil a Shama, nel sud del Libano. Nonostante l’impatto abbia interessato una zona logistica, non si registrano feriti tra i militari italiani. Cresce la tensione per la sicurezza dei “peacekeeper” nella regione.

Tensione nel sud del Libano

Un nuovo, grave episodio ha coinvolto il contingente italiano in Libano. Un razzo ha colpito la base di Shama, sede del comando dei militari italiani nel Settore Ovest di Unifil. Fortunatamente, al momento dell’esplosione i militari presenti non si trovavano nell’area colpita, evitando una tragedia che sembrava imminente.

Se ne sta ancora accertando l’origine, sebbene fonti militari israeliane e internazionali ipotizzino una traiettoria riconducibile alle milizie di Hezbollah o a un errore di puntamento.

La dinamica dell’impatto a Shama

Secondo le prime ricostruzioni fornite dallo Stato Maggiore della Difesa e confermate dalle agenzie estere, l’ordigno è caduto all’interno del perimetro della base, danneggiando alcune strutture adibite a deposito e aree logistiche e forando un veicolo. I militari italiani hanno immediatamente attivato le procedure di sicurezza, rifugiandosi nei bunker protetti.

Le reazioni

La notizia ha fatto rapidamente il giro dei media internazionali, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza delle forze Onu lungo la “Blue Line”.

Alcune testate israeliane, citando fonti dell’Idf, suggeriscono che l’attacco possa essere stato un lancio fallito da parte di Hezbollah, volto a colpire obiettivi in Galilea e ricaduto in territorio libanese.

Canali come Al Jazeera sottolineano invece la pericolosità delle operazioni terrestri israeliane che avvengono ormai a ridosso delle postazioni internazionali, aumentando il rischio di incidenti da “fuoco amico” o danni collaterali.

La sicurezza dei militari e lo scenario futuro

Il contingente italiano, composto da circa 1.000 soldati, resta in stato di massima allerta. Shama rappresenta un punto nevralgico per il monitoraggio della cessazione delle ostilità, ma la vicinanza dei combattimenti tra Israele e Hezbollah rende il compito della missione Unifil sempre più complesso e pericoloso.

Nonostante l’accaduto la missione prosegue. La diplomazia italiana è da mesi al lavoro per chiedere garanzie di sicurezza ancora più stringenti a tutte le parti in causa.

L’episodio di Shama segue una serie di provocazioni e attacchi che negli ultimi mesi hanno interessato diverse postazioni dei “caschi blu”, segnando un pericoloso innalzamento dell’asticella dello scontro.


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