Report & Vongole: “la sera andavamo al Cefalù”
Vogliono convincerci che tutta la storia sia racchiusa in un piatto di "vongole sgusciate"
Una foto pubblicata nel maggio del 2023 da Il Riformista, mostra Sigfrido Ranucci a cena con alcune persone tra cui (a capotavola) Walter Lavitola, proprietario del ristorante Cefalù, nel quartiere di Monteverde Vecchio a Roma
Con la pausa di Ferragosto c’è stato il rischio di perdersi il conto di tutte le vongole della saga di Report.
Report & vongole
Alla fine, siamo riusciti a recuperarne qualcuna. Sgusciata o vuota, non c’è da andare molto per il sottile, se non si vuole perdere il bandolo della matassa.
Di “vongole sgusciate” è un appassionato l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli. Aveva già fatto sganasciare di risate lo studio de La 7 raccontando un pezzo del suo “protagonismo” in questa vicenda all’atto dell’avvio delle indagini sul Walter Lavitola.
L’altro giorno, la coincidente scelta con l’ora direttore de La Repubblica Stefano Cappellini (pure lui “coinvolto” nella “sondaggite” che aveva colpito Lavitola).
Una intervista, a chi? Al Corriere della Sera. Mieli “curava” al minimo Lavitola, a patto che gli servisse quelle “vongole sgusciate” che devono essere davvero come i fiori di loto di Circe, se ammaliano tutti. O quasi. Il Gambero Rosso, per esempio, le ha considerate “modeste”.
Il sondaggio che doveva correggere, Mieli lo ha letto? “Crede” di no. Siamo punto e a capo. Sipario. Anzi, no. Mieli concede un’intervista al quotidiano di Marco Travaglio. Entrambi, a la 7, commentano frequentemente con affabili sorrisini il dire dell’altro. Quasi sempre.
Cosa dice Mieli al Fatto? L’abilissimo storico sgancia una “bombetta” niente male, di cui non troverete traccia altrove. Perché il Mito Ranucci è ancora un Mito. Non per tutti, ma per molti.
Cosa dice Mieli? Il quotidiano gli fa notare che “si parla anche del fatto che Ranucci si sarebbe semplicemente fidato di uno che gli reggeva il gioco per le sue storie sentimentali. E che– anzi – abbia parlato del fatto che il faccendiere fosse una fonte per giustificarsi”.
Per Mieli – stando così le cose – , “Lavitola avrebbe potuto coltivare l’amicizia con Ranucci per avere notizie e influenzare le inchieste”. Sempre al condizionale, però.
E Cappellini?
Veniamo a Stefano Cappellini che in magica coincidenza con Mieli, scrive un articolo per il quotidiano che dirige, trovando il tempo di chiarire dopo giorni e giorni le sue precisazioni. Un’articolessa lunghissima, la convinzione che tutta la storia che ha incrociato non sia “una cosa seria”. Però, dopo un’intervista fattagli nel 2024, un file con la “griglia” di domande che Lavitola vuole per il sondaggio, sperando in un canale privilegiato su eventuali esiti del “progetto politico” partorito nel ristorante. Una “cortesia”.
Il “misterioso” Cefalù
Ci andavano tutti. Ogni sera un concentrato di personaggio variopinti che avrebbe forse interessato pure Pierpaolo Pasolini, fosse ancora vivo. Paolo Mieli ne dà al Corriere della Sera un flash quasi da Circo Barnum, però le “vongole sgusciate” per lui erano divine. Ci comprava il pesce pure Italo Bocchino, forse per compassione, come si evince dall’intervista rilasciata a La Repubblica. Lavitola teneva famiglia.
Dalle parti del Cefalù, c’è pure questo b&b gestito da Lavitola in cui aveva dormito gratis per alcuni giorni un inviato di Report all’epoca del Covid. Glielo aveva trovato Ranucci.
Pare che di questo b&b si sia interessato pure la Procura, cercando ricevute e presenze. Open ne ha scritto come una struttura al centro dell’ipotesi di una “base” riservata di Report. Non lo sapremo mai. E nemmeno se in quelle stanze si consumassero alcune delle storie indicate dal Fatto Quotidiano a Paolo Mieli. Non è il caso di ficcanasare oltre, per il garbo dovuto alle eventuali signore coinvolte. Peccato che tutta questa storia non sarà mai raccontata da Report come sanno fare solo loro.
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