L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sociale

Il Papa e l’inizio della scuola

di Andrea Canali -


Nelle prossime settimane rinizia la scuola per i bambini e ragazzi del Paese l’emozione mista a frenesia per il nuovo inizio è palpabile. Infatti, sia per i docenti che per i discenti ci si prepara al nuovo anno scolastico fatto di studio e fatica, ma anche di amicizia e crescita culturale.

Ebbene a tal proposito non si deve dimenticare l’elevazione spirituale che di solito dovrebbe accompagnare quella materiale. Ci pare opportuno quindi segnalare, che anche il Santo Padre ha rivolto un pensiero all’avvio del nuovo anno scolastico. L’occasione, per Papa Leone XIV, è stata quella di incontrare dei fedeli polacchi all’udienza generale: “L’anno scolastico iniziato ieri” ha detto il Santo Padre, segna un’ulteriore tappa nel percorso di acquisizione delle conoscenze e di relazione delle nuove generazioni, grazie alla collaborazione tra genitori, scuola e Chiesa”.

La partecipazione dell’ora di religione a scuola

Pertanto, il Pontefice ha focalizzato l’aspetto riguardante l’ora di religione cattolica affermando: spero che “la frequenza delle lezioni di religione e della catechesi possa ampliare gli orizzonti, approfondire la conoscenza di Dio e del mondo nonché preparare a ricevere con frutto i sacramenti e a partecipare alla vita della comunità”. Proprio così, mentre aumentano gli alunni che non frequentano l’ora di religione (essendo passati dal 10 al 20%) come se fosse un qualcosa di non utile o addirittura vetusto il voler parlare o provare a conoscere il Signore. Un fenomeno, quello di non avvalersi dell’ora settimanale di religione, che in alcuni territori (soprattutto i grandi centri del Nord, a partire da Milano) e determinati corsi di studio (soprattutto le superiori) arriva a superare ampiamente la metà degli iscritti.

Possiamo ritenere in tal senso determinante la riduzione progressiva di iscritti nati in Italia, oltre 100mila l’anno, e, di contro, la presenza sempre maggiore nelle classi di alunni stranieri oppure italiani con genitori di altre religioni: giovani che, evidentemente, non hanno interesse ad assistere ad una visione del mondo troppo spostata verso il cattolicesimo. A dire il vero l’ora di religione veniva vista anche in passato come una ora che si doveva seguire con riflessione e attenzione e che difficilmente le generazioni precedenti scartavano o non consideravano, perché l’attaccamento al sacro era comunque significativo. Oggi invece, la secolarizzazione mista a globalizzazione e consumismo fa sembrare non necessario il confronto con il sacro diffondendo nella società moderna superficialità, aridità emozionale e soprattutto violenza.

“Una significativa occasione educativa”

Insomma, la persona è individualità e ha bisogno solo di sé stessa, altro che comunione e comunità. Basti pensare che dati alla mano negli istituti scolastici italiani oggi un milione e 164mila di alunni non si avvale dell’ora di religione cattolica, a fronte di oltre 7 milioni di allievi iscritti complessivi. A tal proposito  anche  la Conferenza episcopale italiana, all’apertura delle iscrizioni scolastiche aveva tenuto a dire che:  l’insegnamento della religione cattolica rappresenta “una significativa occasione educativa” e che “da molti anni, oltre l’80% degli studenti italiani decide di frequentare questa disciplina, segnando la sua costante presenza nel panorama scolastico come uno spazio di libertà, di dialogo, di responsabilità, in cui la scuola incontra e sostiene il percorso di crescita personale e culturale di ciascuno”.

Quindi l’ora di religione per i vescovi, rappresenta “un laboratorio di cultura e di umanità dove si impara a decifrare il codice culturale che ha plasmato la nostra storia e a sviluppare uno sguardo critico e costruttivo, prendendo sul serio quel desiderio infinito di pienezza che grida nel cuore umano”. La Cei aveva quindi ribadito che “in un tempo in cui spesso si riduce la persona a pura funzionalità e consumo, l’Insegnamento della religione cattolica offre uno spazio per riscoprire l’integralità dell’essere umano”. Insomma, abbiamo dimenticato di essere “Immago Dei”, forse un peccato per le nuove generazioni.

PER TUTTE LE NEWS DI ATTUALITA’


Torna alle notizie in home