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Esteri

Romania, il caso Georgescu riaccende i sospetti di una guerra ai sovranisti

La storia si ripete e preoccupa anche in altre parti d'Europa

di Enzo Ricci -


L’arresto di Calin Georgescu da parte della Direzione per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo (DIICOT) arriva in un momento che molti, a Bucarest, definiscono “politicamente radioattivo”. Gli agenti hanno perquisito cinque indirizzi e contestato al leader ultraconservatore la direzione di un gruppo criminale organizzato e una frode da 1,1 milioni di euro. Un episodio risalente al 2021, quando, secondo la Procura, l’esponente politico filo-russo e alcuni complici avrebbero sottratto un milione di euro a un uomo d’affari promettendo un prestito da una banca svizzera.

Un’operazione che non convince

Il tempismo è ciò che alimenta il sospetto. Georgescu è già imputato per “tentativo di agire contro l’ordine costituzionale”, ma il processo è fermo. La prima udienza è stata rinviata al 28 settembre. E soprattutto, la pressione giudiziaria è iniziata dopo la sua vittoria al primo turno delle presidenziali del novembre 2024, poi annullata dalla Corte Costituzionale sulla base di rapporti dell’intelligence che parlavano di “interferenza russa via TikTok”. Una decisione senza precedenti, che ha spaccato il Paese e aperto un fronte di diffidenza verso gli apparati statali.

Sovranisti nel mirino

In Romania, molti osservatori vedono in questa sequenza un copione che ricorda da vicino quanto accaduto altrove in Europa. Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto Marine Le Pen in Francia, Nigel Farage nel Regno Unito e i partiti del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane al Parlamento europeo, vengono citate come esempi di una strategia più ampia finalizzata a contenere, delegittimare e neutralizzare le destre antisistema prima che arrivino alle urne.

Stando ad analisi riportate da Politico e da think tank come la Konrad-Adenauer-Stiftung, l’establishment europeo teme l’avanzata di forze che contestano apertamente la linea dura su Kiev e la “pioggia di finanziamenti e armi” destinata all’Ucraina. Georgescu, come Simion, Le Pen e Farage, ha costruito parte del suo consenso proprio sulla critica al coinvolgimento occidentale nel conflitto e sulla promessa di un ritorno alla sovranità nazionale.

Indagini e guerra fredda

L’arresto per una vicenda di cinque anni fa appare a molti come un tassello di una partita più grande, che vede Bruxelles e Londra impegnate a difendere l’architettura politica europea da leader percepiti come destabilizzanti. Una lettura che non sostituisce i fatti giudiziari, che dovranno essere accertati, ma spiega perché il caso Georgescu venga percepito come il nuovo fronte della guerra fredda tra apparato e sovranisti.

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