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Economia

I conti in ordine oggi per investire (bene) domani

Presentata la card Dedicata a te mentre il Mef aspetta il responso Istat e spiega perché è possibile spendere senza scialacquare

di Giovanni Vasso -


Giorgetti e la necessità dei conti in ordine. Un miliardo di euro per dare una mano a poco meno di 1,2 milioni di famiglie italiane. Torna la Carta Dedicata a Te. Promette di sostenere, fino a mille euro, il carrello della spesa dei cittadini. L’iniziativa mette insieme il Mef, il Ministero dell’Agricoltura, quello del Lavoro e delle Politiche e l’Inps. Sarà fondamentale, per il buon esito delle procedure (e dunque per far arrivare i soldini a chi davvero ne avrà bisogno) l’aiuto dei Comuni e delle Poste. L’iniziativa, però, punta a mettere a sistema anche una parte, rilevante, dei comparti produttivi, a cominciare dall’agricoltura, e della grande distribuzione.

Dedicata a te perché i conti (restano) in ordine

L’obiettivo di fondo è, dal 2023, sempre lo stesso: garantire agli italiani, anche ai più poveri, la possibilità di accedere a cibo di qualità. Poi ce ne sono altri di traguardi. Non per forza laterali né tantomeno secondari. Il sostegno, innanzitutto, alle famiglie numerose che vuole combattere la denatalità. L’educazione alimentare dei più piccoli, la lotta all’obesità che è malattia sempre più connessa alle vecchie e nuove povertà. E, a proposito di sanità, ieri il ministro Giancarlo Giorgetti, dopo aver affermato che il governo ha iniettato sei miliardi di euro in più, ha ribadito la necessità di tenere i conti a posto.

Il peso insostenibile del debito

“Un Paese che perde il controllo del debito non sceglie più: subisce”. E ha aggiunto: “Gli interessi pagano il passato. La spesa utile va a chi ha bisogno, e prima di tutti a chi le cure non potrebbe pagarsele. Un bilancio schiacciato dagli interessi taglia in modo lineare. Solo un bilancio in ordine può permettersi di essere selettivo e di sostenere ciò che funziona. Questa – ha concluso di fronte alla platea dell’Università dell’Insubria nella “sua” Varese – è la parte che deve fare lo Stato”. Vale quanto un programma elettorale. E no, non è (come pure potrebbe sembrare a una lettura superficiale) in disaccordo rispetto alla Dedicata a te. Tutt’altro. Al di là del tema, che è pressante, delle spese sanitarie alte per i privati (un italiano su dieci rinuncia alle visite specialistiche) e sulla necessità di riorganizzare a cominciare dai fondi salute e pensione, ciò che rivendica Giorgetti è proprio questo: si deve spendere bene. Se il bilancio è sano, il governo può incidere davvero perché non è costretto a fare i conti.

I tagli servono solo a far infuriare gli elettori (vedi Merz)

Contestualmente, una lezioncina pure agli economisti che si son succeduti a viale XX Settembre. Tagliare, e basta, serve a ben poco. La retorica della lotta agli sprechi rischia di azzerare il Welfare. E ciò spingeo gli italiani (così come sta accadendo un po’ ovunque in Occidente) a nutrire disaffezione, a sentire lo Stato lontano. A non andare più, in ultima analisi, alle urne. Senza correre così tanto in avanti, però, le parole di Giorgetti suonano, contestualmente, come un messaggio (al Parlamento) e un auspicio. Il primo: non pensate che, solo perché il voto incombe, sarà una manovra da scialacquatori. Il secondo: se l’Istat, oggi, dirà che il rapporto deficit/Pil è sceso dal 3,1% a quote che sottrarrebbero l’Italia ai rigori del Patto Ue di Stabilità (senza Crescita), sarà stata la vittoria della sua parsimonia, contro tutto (e tutti) rispetto alle richieste pressanti dettate dai sondaggi e dai trend topic.

Che succede se si torna fuori dal Patto di Stabilità

Se si tornerà fuori dal Patto, casomai dovesse accadere, nessuno pensi di scialare. Perché gli investimenti sì, le misure spot no. Su quelle, che non funzionano (quasi) mai, alla fine si pagano solo gli interessi. E, coi falchi Bce in grande spolvero (e che mirano a spodestare Lagarde per conquistare definitivamente l’Eurotower), c’è poco da scherzare.


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