Scuola: sempre più forte il divario tra studenti italiani e stranieri
Per la prima volta nella storia delle rilevazioni comparabili, l’Italia registra un tasso di abbandono scolastico inferiore alla media europea. I dati Eurostat pubblicati a maggio di quest’anno fissano l’indicatore nazionale all’8,2%, sotto il 9,1% della media Ue, e certificano il superamento con cinque anni di anticipo del target del 9% fissato dall’Agenda 2030. Un percorso ben scandito nel tempo: dal 14,2% del 2020, passando per il 9,8% del 2024, fino alla soglia odierna. Centrato anche l’obiettivo Pnrr, che puntava al 10,2% entro il 2026.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara ha rivendicato il risultato come effetto di politiche mirate – dall’Agenda Sud al Decreto Caivano, dal docente tutor al rafforzamento dell’obbligo di frequenza – e i dati attuali, al momento, sembrano confermare il grande lavoro fatto.
Eppure, a guardare oltre i numeri diffusi, il quadro mostra qualche discrepanza. Prato, con un indicatore di dispersione locale all’11% e trecento minori mai iscritti ad alcuna scuola, non è un’anomalia così rara nel nostro Paese: è invece un campanello d’allarme che il dato nazionale rischia di coprire con il suo ottimismo.
Ma c’è un rovescio del primato
Se la media scende, i divari interni non sembrano dimezzarsi. Il Mezzogiorno conclude il 2025 con un tasso di abbandono pari al 10,1%, con Sicilia e Sardegna che toccano rispettivamente il 13,7% e il 13,6%. Il Nord si ferma al 6,9%, il Centro al 7,7%. A pesare notevolmente anche la variabile di genere: i maschi abbandonano al 12,2% contro il 7,1% delle femmine, una tendenza strutturale che nessuna riforma attualmente ha ancora invertito. Secondo le prove Invalsi 2025, il 41,4% degli studenti di terza media non raggiunge la sufficienza in italiano e il 44,3% in matematica – dati che mostrano un peggioramento rispetto al periodo pre-pandemia. Cifre che smentiscono l’idea di una scuola che funziona purché i ragazzi restino seduti al banco.
Studenti e scuola: la mancata integrazione
È a livello di inclusione, cosa dicono i dati? Nel 2025 il tasso di abbandono precoce tra gli studenti con cittadinanza straniera si attesta al 26,2%: in calo rispetto al 30,1% del 2022, ma ancora quasi quattro volte superiore al 6,7% registrato tra i coetanei italiani. I dati Istat presentati al Senato nell’ottobre 2025 aggiungono un ulteriore elemento da non sottovalutare: tra i ragazzi nati all’estero da genitori immigrati, il 75% non raggiunge la sufficienza nelle prove di comprensione alfabetica e il 67,6% in quelle numeriche. Anche i nati in Italia da genitori stranieri mostrano risultati sensibilmente inferiori agli studenti nativi. La dispersione si annida prima nell’apprendimento, poi nell’abbandono formale. E la scuola, in troppi casi, non riesce a interrompere questo processo così dannoso.
Un Paese a corto di laureati
I dati mostrano anche problemi sul fronte delle lauree. Tra i 25-34enni italiani soltanto il 31,6% è in possesso di un titolo universitario, a fronte del 44,1% della media europea. Il divario si moltiplica lungo le linee del territorio e dell’origine: tra gli italiani la quota di laureati sale al 34,4%, tra i coetanei stranieri crolla al 13,4%; nel Mezzogiorno si ferma al 25,9%, contro il 35,7% del Nord-Est. I Neet – giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi – sono scesi al 13,3% nel 2025, in netto miglioramento rispetto al 15,2% del 2024. Ma l’Italia resta tra i Paesi europei con la quota più alta, e il dato cela squilibri interni che le medie nascondono: in Calabria la percentuale supera il 26%, in Sicilia e Campania si attesta oltre il 24%.
Un Paese che vuole davvero uscire dall’emergenza educativa non può, ma soprattutto non deve accontentarsi di “battere” la Germania nelle classifiche Eurostat. Deve fare i conti, invece, con chi resta indietro segregato nei propri confini come i ragazzi stranieri o i giovani meridionali che smettono di studiare a sedici anni ed è ora che minori fantasma, mai censiti da alcun registro, acquistino dignità reale e concreta.
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