Separazione carriere e riforma CSM: la verità contro il sistema delle correnti
La narrazione secondo cui la separazione delle carriere stravolgerebbe la Costituzione è un falso tecnico che va smontato subito
La Riforma della giustizia oltre i falsi miti: perché la separazione delle carriere e il sorteggio sono l’unica via contro la schiavitù correntizia.
Il falso mito del caos costituzionale
La narrazione secondo cui la separazione delle carriere stravolgerebbe la Costituzione è un falso tecnico che va smontato subito. A parte che la separazione riguarda tutti i magistrati e non lo 0,5%, è falso che vengano riscritti 7 articoli della Costituzione. Gli articoli con modifiche sostanziali sono due (104 e 105), gli altri cinque hanno solo modifiche consequenziali per rendere il testo coerente con i due articoli modificati: in sostanza gli articoli 87, 102, 106, 107 e 110 vengono aggiornati per dire che ci sono due carriere o due Csm laddove, nella versione originale, c’è scritto che ce n’è uno. Non c’è alcuno stravolgimento, ma solo un necessario adeguamento per uscire da un equivoco che dura da troppo tempo e che serve solo a chi vuole mantenere lo status quo di un sistema ormai al collasso etico.
Il CSM come braccio armato dell’ANM
Il vero dramma, infatti, è la decomposizione del governo autonomo, denunciata con una durezza senza sconti da Luigi Bobbio, magistrato e già senatore della Repubblica. Bobbio attacca frontalmente un CSM che, «appiattendosi e avallando la posizione della Anm per il no al referendum e prendendo parte alla campagna referendaria, dimostra una volta di più di essersi trasformato in un mero braccio operativo, in una estroflessione della stessa Anm, così dismettendo apparenza e sostanza di organo di alta amministrazione». Secondo Bobbio, parlare di CSM come «braccio operativo o “armato” della Anm non sia affatto un’iperbole», ma la fotografia di un organismo che ha abdicato al proprio ruolo di garanzia per diventare un feudo sindacale dove le candidature sono «selezionate e decise da ciascuna corrente (addirittura con candidature programmate per più consiliature a venire!)». Un meccanismo che genera una «dipendenza personale e “politica”» tra l’eletto e la corrente, costringendo i consiglieri a restare «all’ombra dei loro sponsor» per garantire la sopravvivenza dei clan.
La schiavitù del magistrato e la ghigliottina del sorteggio
Le conseguenze di questo cortocircuito sono sotto gli occhi di tutti e portano il nome di “amichettismo”, quella palude svelata dal sistema Palamara dove il motore non è il merito, ma la «persecuzione dei nemici della corporazione». Bobbio descrive una magistratura dove i liberi sono isolati e gli altri sono «schiavi di un potere assoluto correntizio che possiede di fatto il Csm e li costringe a vivere una vita lavorativa fatta della ricerca di favori e del mantenimento di promesse elettorali». Per questo, l’unica via d’uscita non è un timido correttivo, ma la ghigliottina del sorteggio: eliminare il sistema elettivo è l’unico modo per spezzare le catene del consenso e restituire dignità a una funzione che oggi risponde più alle lobby interne che al cittadino.
Se la toga non spezza il giogo dell’amichettismo
La riforma non è un’opzione, è un atto di igiene democratica necessario a salvare la magistratura da se stessa. Non si può continuare a sventolare lo spauracchio dell’indipendenza se i giudici sono i primi prigionieri di un sistema di veti incrociati e tessere sindacali. Se non si ha il coraggio di affrontare la separazione delle carriere e il sorteggio, si accetta di consegnare la giustizia a un’oligarchia che ha sostituito il codice con l’appartenenza. La libertà del giudice non si difende conservando privilegi corporativi, ma permettendo a ogni magistrato di essere finalmente libero dal bisogno del favore correntizio. Perché, come ammonisce Bobbio, un magistrato schiavo delle correnti non potrà mai essere un magistrato libero nel nome del popolo italiano.
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