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Politica

La sicurezza e l’immigrazione non hanno un colore politico

di Alessandro Scipioni -


A Brescia, conobbi una donna palermitana, figlia di sindacalista di sinistra e poi a sua volta sindacalista, comunista convinta e orgogliosa delle proprie radici. Una sessantottina che odiava la Lega Nord come espressione di un settentrionalismo antimeridionale; eppure, a 54 anni, madre di due figlie di 25 e 18 anni, si trovò davanti a una scelta che mise in crisi le sue categorie politiche.

Brescia, come molte città del Nord, conviveva da tempo con flussi migratori complessi e con fenomeni d’integrazione incompiuta. Lei non rinunciava ai valori di solidarietà e giustizia sociale che aveva sempre professato, ma la preoccupazione per la sicurezza delle proprie figlie, che prendevano spesso i mezzi pubblici, la spinse a cercare risposte concrete. Quelle risposte non le trovò nella sinistra locale, che a suo dire tendeva a minimizzare o a negare i problemi verso i quartieri popolari; le trovò invece nelle proposte di chi incarnava la linea dura sulla sicurezza.

Non si trattò di un cambio vero e proprio. Continuava a identificarsi con la sinistra nei valori, eppure, in termini pratici, votò a destra. “Non capisco perché la sinistra ignori questo”, mi disse. Non per cattiveria, ma per la semplice esigenza quotidiana di proteggere i propri cari. Quando un’area politica non risponde alle paure concrete, perde terreno anche tra i suoi tradizionali sostenitori.

Questa vicenda racconta una verità più ampia. I problemi della sicurezza e dell’integrazione non sono, nella percezione sociale, un fatto esclusivamente di destra o di sinistra.

Sono temi che toccano la vita quotidiana e la sensibilità di famiglie, quartieri e comunità. Quando una parte della cittadinanza avverte insicurezza e non trova risposte efficaci nelle forze politiche che ne incarnano i valori, cerca alternative che diano soluzioni pratiche, anche se provengono dall’altro schieramento.

A corroborare questa lettura, alcuni contributi sociologici analizzano lo spostamento di consensi verso forze più nazional popolari. Ricolfi ha osservato come non sia raro che persone che si considerano di sinistra migrino, sul piano elettorale, verso offerte politiche che promettono ordine e controllo. Non sempre si tratta di un abbandono dei principi di solidarietà; spesso è la risposta alla sensazione che quei principi non siano sufficienti per garantire la sicurezza materiale e la tranquillità quotidiana.

Bisogna riconoscere la complessità dei fenomeni e abbinare i valori alla concretezza. La sicurezza non è solo ordine pubblico, né l’immigrazione è solo un tema culturale; sono questioni intrecciate a fattori economici, urbani e di coesione sociale e richiedono risposte articolate, non slogan.

La storia della donna palermitana che, pur restando ideologicamente di sinistra, si è rivolta al centro-destra alla ricerca di risposte per la sua famiglia non è un’anomalia emotiva. La sinistra non può ignorare il paese per pura ortodossia ideologica.

Se la sinistra non riesce a tradurre i suoi valori in soluzioni percepite come efficaci perde consensi anche tra chi, per storia e sensibilità, dovrebbe esserle più vicino. Sicurezza e integrazione vanno approcciate senza preconcetti di schiera, con politiche concrete.

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