I silenzi calcolati che Ranucci dovrà spiegare alla Procura
Il conduttore di Report ha preferito indirizzare gli investigatori verso piste fumose, evocando la camorra o le inchieste giornalistiche di Report sul cantiere navale Vittoria. Perché?
Ora, nei teatri del suo tour lungo l’Italia, Sigfrido Ranucci parla – pare – di Valter Lavitola come un “caso psichiatrico”.
I silenzi di Ranucci
Ma da tempo la Procura di Roma si è fatta un’idea precisa di quanto il paladino autoproclamato del giornalismo d’inchiesta italiano abbia fin da subito smarrito la propria bussola etica e professionale proprio nel momento in cui la verità giudiziaria esigeva trasparenza.
I particolari che emergono, giorno per giorno, dai dettagli delle sue parole raccontano di incrollabili certezze (“un amico sincero”), di omissioni e contraddizioni.
Al centro del ciclone che lo sta travolgendo – oltre la Procura, pure gli italiani si stanno facendo questa idea -, non vi è soltanto l’attentato che ha distrutto due auto, ma una fitta e opaca cortina di silenzi che Ranucci ha scelto deliberatamente di mantenere davanti ai magistrati della Procura di Roma.
Mai una parola su Lavitola ai magistrati
Quando è stato ascoltato per oltre un’ora dai pubblici ministeri Carlo Villani, Edoardo De Santis e dallo stesso procuratore capo Francesco Lo Voi, il conduttore di Report ha messo in scena una sorprendente e selettiva amnesia. Chiamato a fornire un resoconto preciso dei suoi rapporti e a illustrare possibili moventi per la bomba del 16 ottobre, Ranucci non ha mai menzionato Valter Lavitola.
Nemmeno una volta. Perché? Il conduttore di Report ha preferito indirizzare gli investigatori verso piste fumose, evocando la camorra o le inchieste giornalistiche di Report sul cantiere navale Vittoria. Una reticenza inaccettabile per chi ha fatto della pretesa trasparenza altrui il pilastro del suo mito giornalistico.
Soprattutto se si considera che, in quelle stesse settimane, le intercettazioni telefoniche registravano una fitta, continua e cordiale frequentazione tra il giornalista e Lavitola.
Omissioni da spiegare alla Procura
Nelle telefonate registrate dagli inquirenti, Lavitola non era affatto un oscuro estraneo o un pericolo da cui guardarsi ma un “amico vero” con il quale Ranucci manteneva un rapporto stretto e continuativo, dicendosi persino convinto che non gli avrebbe mai fatto del male. Com’è possibile che un giornalista investigativo di lungo corso abbia ritenuto di dover celare alla magistratura un legame così profondo con un personaggio dal passato tanto controverso?
Certo, a quel punto avrebbe dovuto raccontare che Lavitola lo voleva a Palazzo Chigi e che lui stesso aveva integrato con apposite domande quel balordo sondaggio che il “caso psichiatrico” intendeva commissionare. La Procura di Roma intende fare piena luce su queste gravi amnesie e ha programmato una sua nuova audizione per l’inizio di settembre.
Sullo sfondo, aumentano le “rivelazioni” sui comportamenti di Ranucci, tenuti anche nelle stanze della sua redazione, che non poco interesseranno la Rai alla ricerca di una soluzione per allontanarlo da Report. Un programma che, con il suo metodo, avrebbe di sicuro partorito decine di puntate su questa vicenda se il suo protagonista non fosse proprio chi ne è ancora ufficialmente lo stratega.
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