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Politica

Slitta di una settimana l’esame della riforma elettorale in aula alla Camera

di Giuseppe Ariola -


Slitta di una settimana l’esame della legge elettorale in aula alla Camera. L’iter della riforma presentata dal centrodestra riprenderà quindi solamente martedì 14 luglio. Ufficialmente la nuova timeline sarebbe stata dettata dalle difficoltà negli spostamenti che si registreranno la prossima settimana. Oltre allo sciopero dei trasporti fissato per martedì 7 luglio, alcuni lavori sulla linea ferroviaria all’altezza di Firenze avranno infatti un impatto sull’intera rete dell’alta velocità. La circostanza e la conseguente necessità di procrastinare l’esame della nuova legge elettorale, secondo quanto riferito da chi ha partecipato alla conferenza dei capigruppo che ieri ha modificato il calendario dei lavori nell’emiciclo di Montecitorio, sarebbe stata fatta presente dallo stesso Presidente della Camera Lorenzo Fontana.

Le ragioni dello slittamento

Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha però prontamente negato l’impossibilità di spostarsi usufruendo della rete ferroviaria nonostante i cantieri. Ad ogni modo, la modifica è stata accolta – oltre che con una buona dose di ironia dovuta alle motivazioni – con un certo entusiasmo dall’opposizone che canta vittoria per un rinvio chiesto da tempo. A ben vedere, però, nonostante lo slittamento, nulla cambia circa i tempi inizialmente immaginati dalla maggioranza per giungere al primo via libera del provvedimento. Il termine ultimo per trasmettere la riforma al Senato resta quindi fissato a prima della pausa estiva. “Per noi una settimana in più o una settimana in meno non cambia niente. Rimane immutato il calendario con l’approvazione entro la fine di luglio”, evidenzia infatti il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami.

Tra preferenze e voto dei fuori sede

Tanto che, proprio come previsto, si è provveduto a un contingentamento dei tempi per l’esame della riforma. Alla discussione sono state infatti riservate in tutto 22 ore. Dopo il voto sulle pregiudiziali si passerà quindi a stretto giro all’esame degli emendamenti. Ed è proprio in questo frangente che si gioca la partita più importante. Se, da un lato, da più parti si insiste per trovare una soluzione alla questione relativa al voto dei fuori sede, una cui delegazione ieri ha tenuto in flash mob a piazza Montecitorio con la partecipazione di esponenti di vari partiti, dall’altro il vero nodo riguarda l’introduzione delle preferenze. La partita resta tutta in casa della maggioranza che non è ancora riuscita a trovare una sintesi.

Il centrodestra cerca la quadra in vista del via all’esame della legge elettorale

Mentre gli esponenti dei principali partiti di opposizione, su tutti quelli del Pd, sono molto attenti a glissare sul tema e a ponderare le dichiarazioni pubbliche. “Anche oggi, come ogni giorno ormai da settimane, i partiti di maggioranza sono concentrati unicamente a litigare sulla legge elettorale”, è il laconico commento di Elly Schlein. Che si guarda bene dal pronunciare la parola preferenze. Dal fronte del centrodestra si tende invece a derubricare la questione. Sia Salvini che Tajani non si esprimono sull’insistenza di Fratelli d’Italia a favore della modifica al testo della nuova legge elettorale. E confermano fiducia nel lavoro dei rispettivi tecnici incaricati di giungere a una soluzione. Eppure è sempre più forte la sensazione che la parola fine al tira e molla sulle preferenze possa arrivare proprio da un vertice tra i leader del centrodestra.


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