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Il caso Nessy Guerra. Il rilascio dell’Italiana in Egitto tra diplomazia e tensioni politiche

Tajani in pressing sul Cairo

di Ernesto Ferrante -

Nessy Guerra, la donna italiana bloccata in Egitto con la bimba di 3 anni e sottoposta da mesi a minacce e intimidazioni varie dall'ex marito. ANSA/Nessy Guerra su Instagram +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++


Il rilascio di Nessy Guerra, la cittadina italiana fermata in Egitto insieme alla figlia, è arrivato al termine di una giornata convulsa, segnata da un lavoro serrato della Farnesina. Fonti informate hanno confermato che, dopo l’intervento diretto del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore italiano al Cairo Agostino Palese ha ottenuto che la donna potesse rientrare nella propria abitazione con la bambina. Un risultato che non chiude la vicenda, ma che ne attenua almeno temporaneamente la tensione.

Le ragioni del fermo dell’italiana

Secondo quanto riferito dalla polizia egiziana, il fermo sarebbe stato motivato da un ordine esecutivo che riconoscerebbe al padre della minore, Tamer Hamouda, il diritto di vedere la figlia. Una spiegazione che non chiarisce i contorni dell’operazione né le ragioni della tempistica, e che si inserisce in una disputa familiare complessa, fatta di denunce, condanne e precedenti giudiziari.

L’azione diplomatica condotta dal ministro Tajani

Tajani, intervenendo alla Camera durante il Question Time, ha ricostruito le ore concitate successive alla notizia del fermo: “Non appena informato, sono stato in contatto con il ministro degli Esteri egiziano Abdelatty, sollecitando il rilascio della connazionale”. Il capo della diplomazia italiana ha sottolineato di aver ribadito “la richiesta di piena collaborazione” per garantire la sicurezza della donna e della bambina, ricevendo “assicurazioni” da parte del governo egiziano. Sulla piattaforma X ha poi espresso gratitudine all’Ambasciata e ringraziato le autorità del Cairo per la cooperazione, assicurando che il governo “continua a lavorare per riportare in patria il più presto possibile” madre e figlia.

La richiesta di grazia per Nessy Guerra

La vicenda si intreccia con la condanna a sei mesi per adulterio inflitta a Guerra, reato previsto dalla legislazione egiziana, ma inesistente nell’ordinamento italiano. Il ministero degli Esteri ha già presentato una richiesta formale di grazia presidenziale, mentre resta aperta la questione dell’affidamento della minore, nodo centrale di un contenzioso con l’ex marito. Hamouda, condannato in Italia per vari reati, era stato arrestato il 9 giugno per minacce al console italiano a Hurghada e poi rilasciato dietro una cauzione di appena 5 mila sterline egiziane, poco più di 80 euro.

Le opposizioni chiedono un’informativa urgente

Mentre l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ha rivendicato l’efficacia dell’azione diplomatica condotta, le opposizioni hanno chiesto maggiore trasparenza e un coinvolgimento diretto del Parlamento. La vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio, ha sollecitato un’informativa urgente: “Chiediamo al ministro di attivarsi immediatamente e riferire alle Camere, scongiurando l’esecuzione della pena e garantendo il rientro in Italia”. Ghio, insieme alle deputate Sara Ferrari e Antonella Forattini della commissione Femminicidio, ha ricordato le denunce di violenze e abusi presentate da Nessy Guerra, sottolineando “il rischio concreto di arresto e separazione della bambina”.

Un appello analogo è arrivato dal Senato, dove la capogruppo di Italia Viva, Raffaella Paita, ha espresso forte preoccupazione: “Temo moltissimo per la loro incolumità. Il governo metta in campo ogni strategia per riportare Nessy Guerra e la figlia in Italia”.

I possibili sviluppi

I media egiziani hanno rilanciato la notizia con toni generalmente neutrali, concentrandosi sugli aspetti giudiziari e sulla disputa familiare. Le prossime ore saranno decisive per capire se si riuscirà a trasformare il temporaneo rientro a casa in una soluzione stabile e sicura. In un quadro contraddistinto da procedimenti giudiziari e rapporti bilaterali, il caso Guerra resta un banco di prova complesso per la diplomazia italiana.


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