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Sub morti alle Maldive, riprendono le ricerche dei corpi. Le ipotesi della tragedia

di Eleonora Ciaffoloni -


Riprenderanno nella giornata di oggi le ricerche dei corpi dei sub italiani morti durante un’immersione alle Maldive dopo che ieri il maltempo ha interrotto le operazioni di recupero. Al momento l’unico ritrovato è Gianluca Benedetti, uno dei cinque deceduti. Intanto, sulla nave safari Duke of York, si trovano ancora 20 italiani che attendono di rientrare a Malè dall’atollo di Vaavu, luogo della tragedia.

Il corpo di Gianluca Benedetti è stato recuperato ieri alle 18.13 ora locale (le 15.13 in Italia). “Si ritiene che gli altri quattro subacquei si trovino nella stessa grotta in cui è stato recuperato il primo corpo, che si estende fino a una profondità di circa 60 metri”, ha confermato con un comunicato, la Maldives National Defense Force (Mndf). Le autorità hanno spiegato che l’operazione è “ad alto rischio” e vede impegnati sommozzatori specializzati e supporto aereo. A complicare il quadro pesano le avverse condizioni meteorologiche nella zona.

Come sono morti i 5 sub italiani alle maldive?

Mentre prosegue il recupero dei corpi, la procura di Roma ha aperto un fascicolo. Investigatori ed esperti stanno cercando di ricostruire cosa possa essere accaduto. Le vittime erano tutte esperte di immersioni profonde. Il gruppo si era immerso per esplorare alcune grotte sommerse a una profondità tra i 50 e i 60 metri – quota oltre il limite delle immersioni ricreative consentite alle Maldive, fissato a 30 metri. Ed è proprio la profondità uno degli elementi centrali nelle ipotesi formulate per la ricostruzione dei fatti.

La prima è il disorientamento all’interno della grotta. le grotte sottomarine rappresentano un ambiente pericoloso: la visibilità può ridursi, i sedimenti che si sollevano possono nascondere le via d’uscita e possono e quindi un’immersione in una trappola.

Seconda ipotesi riguarda le condizioni del mare e le correnti sottomarine perché, nonostante il mare in superficie possa essere calmo, all’interno delle grotte si possono creare correnti improvvise e forti, capaci di trascinare i sub.

Terzo scenario quello legato a un possibile problema con le miscele respiratorie utilizzate per l’immersione. A profondità elevate l’uso delle bombole richiede un equilibrio tra ossigeno, azoto ed eventualmente elio. Un errore nella miscela o un malfunzionamento dell’attrezzatura potrebbe provocare conseguenze fatali. È l’ipotesi della cosiddetta “tossicità da ossigeno”, che può verificarsi quando il sistema nervoso centrale viene esposto a pressioni troppo elevate di ossigeno durante immersioni profonde. Per ora sono solo ipotesi. Saranno le indagini a chiarire cosa è accaduto.


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