Ilva, si fa avanti Confindustria: “Valutiamo cordata italiana”
L'apertura al Tavolo Taranto. Urso e il progetto Jindal, l'analisi di Federmanager: "Non si ignori il percorso fatto finora"
Buona la seconda, per il Tavolo Taranto: Urso fa il punto della situazione su Ilva e incassa l’apertura di Confindustria. L’Ilva, adesso, può (davvero) iniziare a parlare italiano. Emanuele Orsini lo dice chiaro e tondo: “Quello che stiamo cercando di fare noi come Confindustria è di inserire i nostri imprenditori volenterosi, che comunque tengono al Paese, e soprattutto possono fare qualcosa che possa essere un’opportunità”. E ha aggiunto: “Dietro un’attività del genere serve un piano industriale, serve pensare alle persone perché ovviamente per noi un capitolo importante è quello delle persone. Sappiamo che ci sono quasi 10.800 persone, di cui 5.500 impattate dall’area a caldo, che quindi questo è un tema. E un’enormità”.
Ilva: Confindustria apre alla cordata italiana
A suggello dell’apertura di Orsini, il sigillo del suo vice Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. “Ci siamo impegnati a esaminare il dossier e a verificare se sussistano le condizioni e le possibilità per promuovere una cordata di operatori siderurgici italiani finalizzata al rilancio degli impianti non interessati dal blocco disposto dalla sentenza”. Il ministro, inoltre, aveva parlato pure della disponibilità giunta dagli indiani di Jindal dopo il verdetto della Corte d’Appello di Milano che porterà alla chiusura dell’area a caldo di Taranto. “Alla luce del nuovo scenario, Jindal ha presentato una proposta aggiornata sull’intero perimetro aziendale, che tiene conto della chiusura dell’area a caldo che i commissari stanno valutando”. E inoltre aveva spiegato: “Nelle interlocuzioni con Jindal, i commissari avevano già condiviso che le aree non necessarie alle attività siderurgiche potessero essere rese immediatamente disponibili nell’ambito del tavolo Taranto. Si tratta di circa 170 ettari, 140 dei quali già bonificati, destinati a ospitare nuovi investimenti”.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA
L’analisi di Federmanager
L’analisi di Federmanager, che ieri ha preso parte al Tavolo Taranto, parte da un elemento di realtà. “L’Ilva di oggi non è l’Ilva di ieri. Gli interventi realizzati, le prescrizioni applicate e il lavoro svolto negli stabilimenti hanno profondamente modificato la realtà aziendale. Non riconoscere questo cambiamento – ha avvertito il presidente Valter Quercioli – significa formulare valutazioni che non corrispondono più alle condizioni attuali”. L’impegno è di quelli importanti. “La tutela della salute e dell’ambiente non è negoziabile. Acciaierie d’Italia opera nel rispetto delle prescrizioni stabilite dall’Autorizzazione integrata ambientale. È un dato oggettivo dal quale non si può prescindere. Il sistema di vigilanza e controlli è tra i più serrati in Europa e a oggi non risulta che abbiano mai rilevato una situazione fuori controllo rispetto all’Aia. È quindi necessario distinguere le responsabilità e le criticità del passato dalla situazione industriale attuale. Ignorare il percorso compiuto rischia di condurre a decisioni sproporzionate, con conseguenze irreversibili sulla produzione, sull’occupazione e sull’intero sistema manifatturiero nazionale”.
Torna alle notizie in home