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Economia

Accise, rimandati a settembre: c’è il taglio ponte

La ricerca di soldi per le misure selettive fa litigare Lega e Forza Italia ma il nodo adesso è il gas, ecco perché

di Cristiana Flaminio -


Il Cdm ha deciso di prorogare il taglio alle accise già in vigore, ok al “ponte” fino al 5 settembre. E di procedere coi tagli selettivi per sostenere famiglie meno abbienti e imprese nelle prossime settimane. Certo, le accise. Sicuro, i soldi che non bastano mai. Né alle famiglie, che si vedono assorbire (dati Confcommercio) il 42% del loro budget dalle spese obbligate, quelle che son necessarie. Né al governo che, tra paletti, burocrazie, patti di stabilità e “misure transitorie e temporanee” è costretto a scavare sempre più nel fondo del barile per raggranellare denari da usare per calmierare, nei limiti del possibile, il prezzo dei carburanti. Sono, benzina e diesel, le prime cose, quelle più evidenti.

Le accise, il taglio e il criterio selettivo

Ogni giorno, o quasi, gli italiani son costretti a far rifornimento. E a dissanguarsi per riempire il serbatoio. I soldi, dunque. quello sono il tema centrale. Il mercato e le sue leggi, mai come in questi anni durissimi, stanno subendo una sorta di esorcismo. Alla mano invisibile che ispirava Adam Smith ormai non ci crederebbe più manco lui. Eppure il giochino è tutto qui: il petrolio sale e scende ma il nodo è la raffinazione. L’Europa s’è spinta troppo oltre e non può tirarsi indietro. Sembra un paradosso ma per Bruxelles, evidentemente, è più conveniente investire sui missili che Kiev utilizzerà per bombardare le raffinerie russe (à la guerre comme à la guerre) da cui anche noi ci riforniamo dal momento che, per anni, l’euroburocrazia ha perseguito una guerra clamorosa alle emissioni che ha portato il settore a scappare dall’Europa e l’automotive a crollare, come dimostra il grandissimo caos che si respira attorno a Volkswagen in Germania.

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Botte da orbi tra Lega e FI sulle “tasse”

Ecco, i soldi. Per abbassare le accise. Che son tasse. Ed è su questo concetto che si è consumato l’ennesimo scontro (totale) tra Lega e Forza Italia. Gli azzurri son tornati alla carica. Ci ha pensato Tajani a ribadire la contrarietà forzista al concetto stesso di extraprofitto e alla sua tassazione. Roba da Unione Sovietica, ha detto il vicepremier. Sfottendo, così, il gemello (di incarico) diversissimo e cioè Salvini. Che è stato pur sempre un “comunista padano”. Per tutta la giornata tra Lega e Fi si son ricorse critiche e contumelie. Il Carroccio che ricordava ai liberali forzisti che pure le accise sono tasse dicendosi prontissimo a stangare (ancora) le banche (un’altra zeppata con Mediolanum) pur di liberare i cittadini da un peso insostenibile. E i secondi che indicavano la via del dialogo accomunando le proposte leghiste alla patrimoniale e al “modello spagnolo” che “piace alla Schlein”. Insomma, tra Raffaele Nevi (Fi) e Claudio Borghi (Lega) son volati gli stracci.

Il gas fa paura: ecco perché

Mentre la politica litigava, però, le mani (invisibili?) mettevano ancora un po’ di caos sui mercati. Il petrolio sull’ottovolante, è calato in mattinata e risalito subito dopo annullando le perdite. Il gas, al Ttf di Amsterdam, è tornato a sfiorare i 65 euro al mwh. Ecco, forse si litiga sulle accise per non pensare a quando arriverà la bolletta e saranno dolori. Stando ai dati Confcom, gli italiani spenderanno nel 2026 1.829 euro solo per bollette, combustibili e carburanti. La domanda di gas, come riferito dal report Snam-Igu pubblicato ieri mattina, non è mai stata così alta e ha raggiunto i livelli record di 4.202 miliardi di metri cubi nel 2025. Un primato che rischia di finir stracciato quest’anno. E la notizia peggiore è che l’Europa ha visto crescere il suo fabbisogno di dieci miliardi di metri cubi.

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Fine della “transizione” energetica?

Alla faccia delle rinnovabili e del green. Non è per niente un dato positivo considerando che, dal 1° gennaio 2027, si dovranno chiudere i rubinetti con la Russia. Una volta e per tutte. L’ad di Snam Agostino Scornajenchi ha invitato a “costruire” la sicurezza energetica ispirandosi a una pianificazione attenta e, soprattutto, a deporre concetti ormai superati dalla realtà. “È giunto il momento di passare dal concetto di transizione energetica, intesa come sostituzione progressiva di diverse fonti, a quello di integrazione energetica, in cui molecole ed elettroni collaborano per realizzare il sistema energetico più affidabile, sostenibile ed efficiente dal punto di vista dei costi”. E dunque: “In vista del prossimo inverno, confidiamo che i Paesi europei accelerino il processo di riempimento delle scorte di gas, un presupposto essenziale per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, contenere la volatilità dei mercati e mettere famiglie e imprese al riparo da ulteriori tensioni sui prezzi”. Farlo adesso prima che sia troppo tardi.


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