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Cultura & Spettacolo

Fulco Ruffo di Calabria il principe che sfidava il cielo nemico

di Nicola Santini -


Quando gli aviatori combattevano guardandosi in faccia, a bordo di macchine fragili che affidavano la vita a una tela tesa sopra il legno, Fulco Ruffo di Calabria entrò nella storia dell’aviazione italiana.
Nato a Napoli il 12 agosto 1884, apparteneva a una delle più antiche famiglie dell’aristocrazia meridionale. Era conte di Sinopoli, duca di Guardia Lombardi, nobile dei principi di Scilla e patrizio napoletano; il titolo di principe sul cognome gli fu concesso con regio decreto nel 1928.

Prima del cielo vennero i cavalli. Nel 1904 si arruolò nell’11º Reggimento Cavalleggeri di Foggia e divenne sottotenente nel 1906. Seguì un periodo in Somalia, dove lavorò per una società commerciale attiva nella navigazione fluviale. Allo scoppio della Grande Guerra rientrò in Italia e scelse l’aviazione. Conseguì il brevetto a Torino-Mirafiori e nel 1916 passò alla caccia.
Il 23 agosto di quell’anno ottenne la prima vittoria riconosciuta, insieme a Francesco Baracca contro un velivolo austro-ungarico nei pressi di Merna. Dal maggio 1917 Ruffo entrò nella 91ª Squadriglia, la leggendaria “Squadriglia degli Assi”, dove volavano alcuni fra i migliori piloti italiani. Baracca aveva il cavallino rampante, Ruffo un teschio nero, simbolo destinato a restare legato alla sua figura.
La sua guerra si misura nei combattimenti ravvicinati.

La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare ricorda cinquantatré scontri e il combattimento del 20 luglio 1917, quando affrontò da solo cinque velivoli avversari, ne abbatté due e costrinse gli altri alla fuga. Le vittorie aeree ufficialmente riconosciute furono venti, risultato che lo colloca fra i maggiori assi italiani del conflitto.
Alla morte di Baracca, caduto sul Montello il 19 giugno 1918, Ruffo assunse il comando della 91ª Squadriglia. Il 20 ottobre il suo aereo venne colpito oltre le linee nemiche. Riuscì ad atterrare e a rientrare nelle posizioni italiane.
Il suo medagliere comprende la Medaglia d’Oro, due Medaglie d’Argento e quattro di Bronzo al Valor Militare, oltre all’Ordine Militare di Savoia, a testimonianza di una carriera militare eccezionale.

Dopo il conflitto lasciò progressivamente la vita militare, dedicandosi all’agricoltura e agli studi botanici. Nel 1934 Vittorio Emanuele III lo nominò senatore del Regno.

Morì il 23 agosto 1946 a Ronchi di Apuania, oggi territorio di Massa vicino a Forte dei Marmi di cui contribuì alla storia, a sessantadue anni. Dal matrimonio con Luisa Gazelli dei Conti di Rossana nacquero sette figli, fra i quali Paola, nata a Forte dei Marmi nel 1937. Nel 1959 sposò Alberto del Belgio e nel 1993 divenne regina dei Belgi. Oggi, regina madre, mantiene vivo anche nella storia della monarchia belga il legame con quel padre che affidò il proprio nome a un piccolo aereo da caccia e a un teschio dipinto sulla fusoliera.

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