L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

La diplomazia oscillante di Trump e il malumore Maga

di Ernesto Ferrante -


Nelle ultime settimane, mentre i repubblicani tentano di compattare le truppe in vista delle elezioni di midterm, la base Maga mostra segni di inquietudine. Le apparizioni di Donald Trump accanto a Xi Jinping, al sindaco democratico di New York Zohran Mamdani e ai vertici della Silicon Valley hanno alimentato la sensazione nel movimento che il presidente stia smarrendo la bussola identitaria proprio nel momento in cui servirebbe una linea di mobilitazione chiara e muscolare. Le fonti statunitensi hanno confermato che il nervosismo è reale. Secondo The Hill, diversi strateghi repubblicani giudicano “incomprensibile” la scelta del tycoon di mostrarsi conciliante con figure percepite come tossiche dal suo elettorato. Un comportamento che rischia di “deflazionare la base nel rettilineo finale” della campagna.

La discussa accoglienza riservata al presidente cinese

Il punto più sensibile resta la visita di Stato di Xi Jinping alla Casa Bianca. La Cina è da anni il bersaglio privilegiato della retorica Maga, e i dati lo confermano. Un sondaggio del Chicago Council on Global Affairs indica che il 63% dei repubblicani più duri ritiene necessario “limitare attivamente la crescita della potenza cinese”. In questo contesto, la stretta di mano tra Trump e Xi, accompagnata da dichiarazioni improntate alla cooperazione, ha generato un cortocircuito comunicativo.

Il boccone amaro Mamdani

Molto poco è piaciuta anche l’inaspettata cordialità mostrata da Trump verso Zohran Mamdani, figura che i repubblicani stanno tentando di trasformare nel simbolo dell’estremismo democratico. L’Associated Press ha ricordato come, solo poche settimane fa, il presidente avesse definito i democratici socialisti “pazzi” e “comunisti”, salvo poi elogiare pubblicamente Mamdani. Per una base che vede nella lotta al “radicalismo di sinistra” uno dei cardini identitari, è un tradimento.

Gli oligarchi tech

Il terzo fronte di frizione riguarda la Silicon Valley. Il pranzo sull’intelligenza artificiale organizzato da Trump con i leader del settore ha riacceso le paure della base Maga verso Big Tech, percepita come un’oligarchia ostile, responsabile tanto della censura politica quanto della proliferazione dei data center. Steve Bannon e altri influenti esponenti del movimento hanno più volte definito i colossi tecnologici “oligarchi”, avvertendo dei rischi legati all’IA. Per molti sostenitori Maga, vedere Trump dialogare con i vertici delle aziende che considerano nemiche è un segnale destabilizzante, soprattutto in un momento in cui l’intelligenza artificiale viene associata alla perdita di posti di lavoro.

Eppure, nonostante le fibrillazioni, il consenso interno resta elevato. I sondaggi citati da The Hill collocano Donald Trump sopra il 90% tra gli elettori Maga. Alcuni strateghi repubblicani, come Brendan Steinhauser, sostengono che la base interpreti questi incontri come parte della strategia negoziale del presidente, convinta che il capo della Casa Bianca stia usando la propria personalità per conquistare interlocutori ostili. Una lettura parziale che non cancella il problema politico.

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