Il licenziamento del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha fatto esplodere le proteste
Nel cuore di Kiev, mentre migliaia di persone riempiono le piazze denunciando il licenziamento del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, l’Ucraina mostra la sua faglia più profonda. Non solo la guerra contro la Russia, ma una battaglia intestina, feroce, che attraversa governo, esercito, apparati di sicurezza e media. Una faida tra bande che il presidente Volodymyr Zelensky fatica a mascherare dietro la retorica dell’unità nazionale.
Il Parlamento ha approvato il governo del nuovo premier Serhiy Koretsky, ma non ha ancora votato i nomi dei ministri della Difesa e degli Esteri. Il successore designato di Fedorov, l’ex ministro dell’Interno Ihor Klymenko, potrebbe non avere i voti necessari. Nel frattempo si è dimesso un deputato di Servitore del Popolo, Mykyta Poturaiev. La redazione di United 24 Media ha addirittura sospeso le pubblicazioni per scendere in strada. È un cortocircuito istituzionale senza precedenti dall’inizio dell’operazione militare speciale russa.
Scontro aperto tra Fedorov-Syrskyi
Fedorov, figura simbolo della modernizzazione tecnologica dell’esercito, ha accusato il capo di stato maggiore Oleksandr Syrskyi di aver sabotato ogni riforma, bloccato documenti, imposto ultimatum e alimentato intrighi. Syrskyi, a sua volta, si ritiene vittima di campagne mediatiche orchestrate contro di lui. Zelensky prova a mediare, ammette responsabilità, ma appare sempre più prigioniero di un sistema che sotto legge marziale concentra potere, alimenta sospetti, punisce dissenso e gestisce la coscrizione con metodi brutali. L’episodio recente di Leopoli, cuore del nazionalismo ucraino, ha riacceso le accuse di abusi sistematici.
Il buco nero dell’Ucraina
In questo quadro, l’Europa continua a finanziare Kiev senza porsi domande scomode. L’Italia, come altri Paesi Ue, sostiene economicamente e militarmente un alleato dilaniato dalla corruzione, attraversato da lotte di potere e governato con modalità autoritarie. Eppure, proprio mentre deflagra la crisi interna, alcuni leader europei insistono per accelerare il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione. Un’ipotesi che rischia di trasformarsi in un disastro politico. Il Paese di Zelensky ad oggi non è in grado di rispettare gli standard di Bruxelles, né sul piano della trasparenza, né su quello del controllo democratico. La guerra esterna continua a divorare risorse e vite. Ma quella interna, silenziosa e corrosiva, sta minando le fondamenta stesse dello Stato ucraino.