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Economia

Ok Ue alla clausola di salvaguardia, ma sulla flessibilità Berlino già fa muro

di Giovanni Vasso -


Deo gratias. La Commissione Europea ha riconosciuto all’Italia tutte le carte in regola per accedere alla clausola nazionale di salvaguardia per quanto riguarda Difesa e, soprattutto, Energia. Da Bruxelles arrivano segnali di grande apertura: “La nostra valutazione ha concluso che l’attivazione della clausola non mette effettivamente a rischio la sostenibilità fiscale a medio termine”, ha affermato il portavoce della Commissione Ue sui temi economici Balasz Ujvari. Che ha chiosato: “Nel caso dell’Italia, in altre parole, la nostra valutazione è positiva”. Bontà loro. Adesso, però, bisognerà attendere che l’euroburocrazia faccia il suo corso e, citando Ujvari, “il fascicolo passa al consiglio, e il consiglio avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo, e solo a quel punto la clausola potrà essere ufficialmente attivata per l’Italia”.

Quanto vale la clausola di salvaguardia

Il più è fatto, ma non si può di certo abbassare la guardia. La clausola attivata dalla Commissione vale, per il bilancio nazionale, poco meno di 29 miliardi. Per la precisione, si tratta di 28,8 miliardi che saranno equamente divisi tra energia (14,4) e Difesa (altrettanti). Ora, però, il dibattito non è finito. Anzi, le questioni che contano restano ancora aperte. A cominciare da quella sull’extra-flessibilità già chiesta da Meloni e sostenuta pure dalla Grecia.

Extra-flessibilità? Berlino fa muro

Su questo, la voce dei “frugali” ha iniziato a farsi sempre più tonitruante. “Le regole fiscali sono state appena riviste”, ha “chiuso” il ministro tedesco alle Finanze Lars Klingbeil. Che ha proseguito tirando in ballo le major energetiche: “La mia proposta rimane questa: dobbiamo seguire una strada europea e introdurre l’imposta sugli extraprofitti a livello Ue.

È una misura che abbiamo già adottato nel 2022. Riteniamo inoltre che questa richiesta sia giustificata dal comportamento delle compagnie petrolifere. Spero quindi che la Commissione Europea passi finalmente all’azione e dimostri maggiore rapidità”.

L’Olanda alza (troppo) i toni

A spalleggiarlo, l’omologo olandese Eeico Heinen: “Sono contrario a clausole di salvaguardia, il debito non è la soluzione e inizio a stancarmi di queste discussioni sulla flessibilità”. È una minaccia? No, una promessa. Ed è diretta proprio a noi, all’Italia e alla Grecia: “Ogni volta che sorge un problema, sento dire la stessa cosa: modifichiamo le regole fiscali. Non dobbiamo fuggire dai problemi a lungo termine è necessario riallineare la situazione: contrarre altro debito non è la soluzione”.

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