Un nuovo argine allo stalking on line: la proposta Ravetto approda alla Camera
Un reato che corre nella rete, invisibile e troppo spesso sottovalutato, ma capace di lasciare segni indelebili proprio come ogni tipo di violenza. È lo stalking on line, una forma di persecuzione sempre più diffusa che sfrutta la velocità e l’anonimato del web per colpire, intimidire, isolare le vittime. E che, fino a oggi, nel nostro ordinamento ha trovato spazio solo come aggravante del più tradizionale reato di “atti persecutori”.
Cambiare il sistema
La proposta di legge presentata alla Camera dalla deputata della Lega Laura Ravetto vuole cambiare questo sistema, segnando un passo avanti nel riconoscimento della gravità di un fenomeno che coinvolge soprattutto, e ancora una volta, donne e ragazzi. Il testo – che arriverà a Montecitorio martedì 20 novembre – introduce nel codice penale un nuovo articolo, il 612-quinquies, dedicato espressamente alla “persecuzione telematica”. L’idea alla base della proposta è semplice ma ferma: dotare magistrati e forze dell’ordine di uno strumento chiaro e specifico per affrontare tutte quelle condotte persecutorie realizzate attraverso mezzi digitali.
Lo stalking on line
Parliamo dei “leoni di tastiera” e dei messaggi ossessivi inviati sui social, di email continue e dei profili falsi usati per insultare le persone, fino ad arrivare ai casi più subdoli di monitoraggio costante delle attività online della vittima. Comportamenti che, pur non prevedendo un contatto fisico, possono avere effetti devastanti sulla normale conduzione della vita quotidiana, ai danni del soggetto preso di mira. «Lo stalking telematico non è un gioco né un semplice fastidio: è una violenza psicologica che richiede risposte rapide ed efficaci», ha spiegato la Ravetto, responsabile del dipartimento pari opportunità del partito guidato da Matteo Salvini.
L’intento
Nelle intenzioni della deputata, la proposta mira anche a colmare un vuoto normativo che spesso rende difficile riportare certe condotte alla fattispecie penale esistente, rallentando – o non portando proprio vanati – gli interventi di tutela. In questa maniera, il nuovo articolo punirebbe chiunque, attraverso strumenti digitali, minacci, molesti o perseguiti una persona in modo da generare ansia, paura o un alterando nella stessa, il consueto stile di vita. Un campo largo, pensato per includere la molteplicità delle possibili forme in cui la violenza online potrebbe manifestarsi. La sfida, ora, sarà trovare un equilibrio tra repressione degli abusi ed esigenze di libertà di espressione: terreno da sempre precario e delicato quando si parla di reati commessi on line.
I rischi della rete
Negli ultimi anni la consapevolezza sui rischi connessi alla vita digitale è cresciuta, ma la protezione legale non sempre ne ha tenuto il passo. Se il disegno di legge dovesse essere approvato, l’Italia si troverebbe a compiere un passo significativo verso una tutela più attuale e moderna di vicinanza all’esperienza reale che sempre più persone si trovano a dover affrontare. Nei giorni presenti non c’è persecuzione più difficile da sopportare di quella che entra attraverso la rete, ogni volta che approdiamo in un social. Il Parlamento è ora chiamato a decidere se trasformare questa reale necessità in legge, a tutela di sempre più vittime on line.
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