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Undertourism: una trappola per l’Italia in vetrina?

Sulla carta, una vittoria della diversificazione. Il rischio, un sistema che arreda il set per gli ospiti ma non sa più come abitare casa propria

di Angelo Vitale -


L’estate 2026 entra nel vivo, il ministero del Turismo promuove la sua nuova rotta strategica: l’undertourism. Un mantra istituzionale chiaro: spostare i flussi dai soliti dieci Comuni che oggi catalizzano un quarto delle presenze nazionali – Roma da sola assorbe l’8% dei flussi – verso quel 96% di territorio nazionale ancora “ignoto” alle masse.

I numeri

I dati sembrano dare ragione alla linea ufficiale: nel 2025 i piccoli Comuni e le aree interne hanno registrato una crescita del +6,85% nelle presenze e del +7,86% negli arrivi, con picchi del 20% nei mesi di spalla e una capacità sorprendente di intercettare flussi fuori stagione.

Sulla carta, una vittoria della diversificazione. Il rischio, un sistema che arreda il set per gli ospiti ma non sa più come abitare casa propria. Il cortocircuito esplode quando si analizza la natura di questa crescita. La spinta verso i borghi non sembra figlia di una pianificazione dei servizi, ma del cosiddetto “effetto serie TV”.

L’undertourism è una trappola?

Il caso di Taormina – nota già di suo da sempre – con presenze Usa raddoppiate dopo la messa in onda di The White Lotus. E agenzie di viaggi che assemblano pacchetti basati esclusivamente sulle location iconiche viste su schermo. Come a Roma con i tour tematici di Emily in Paris. Un turismo “mordi e fuggi”, micro-economie volatili e droghe statistiche.

L’undertourism rischia di essere solo la periferia dell’overtourism: meno persone, ma con lo stesso impatto predatorio su territori fragili.

A rendere il quadro grottesco, il ticking clock del Pnrr. Siamo a poche ore dalla scadenza definitiva per molti interventi legati all’Investimento 2.1 “Attrattività dei Borghi”, un’operazione da più di un miliardo di euro. Abbiamo finanziato progetti di rigenerazione culturale in 250 borghi, promettendo di contrastare abbandono e spopolamento.

Il rischio

Però si è privilegiata la realizzazione di dotazioni fisiche (musei, piazze, impianti) trascurando i servizi reali di prossimità. Rischiamo di consegnare al Paese borghi-museo perfetti per un post su Instagram ma dove la mobilità, la sanità e la scuola restano un miraggio. Il turismo come anestetico per la desertificazione strutturale. L’undertourism non può essere la soluzione se poi mancano iniziative che che integrino mobilità, servizi e funzioni urbane. Senza questa visione, il “borgo da scoprire” resterà una cattedrale nel deserto digitale, destinata a svuotarsi non appena si spegneranno le luci della prossima produzione Netflix.


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