Memoria corta e vecchi dogmi: se i diritti civili non hanno più la tessera di partito
La memoria corta della Sinistra sui diritti civili: dalle unioni tra sindaci di destra alle voci liberali, l'amore non ha più tessere di partito
Gira tra le stanze della Sinistra italiana un’ossessione dura a morire: la pretesa di esercitare un monopolio morale sui diritti civili, considerato per decenni un dogma indiscutibile. La realtà, ostinata e indifferente alle narrazioni di comodo, continua a fare a pezzi questo racconto.
L’ultimo “cortocircuito” è racchiuso in uno scatto che arriva dal Friuli Venezia Giulia. A Villa Cattaneo di San Quirino, in provincia di Pordenone, si è celebrata l’unione civile tra Alessandro Basso e Loris Bazzo. La notizia che scuote i conformisti non risiede nel fatto in se, ormai felicemente sdoganato dalla storia, ma nella loro carta d’identità politica: sono i primi due sindaci in carica a unirsi civilmente, e militano rispettivamente in Fratelli d’Italia e nella Lega. Un dato digeribile solo per chi possiede una memoria corta o la vista offuscata dall’ideologia.
Il peccato originale
La Sinistra odierna si erge a paladina unica del mondo LGBT+ dimenticando, con troppa disinvoltura, il proprio peccato originale. Nel corso del XX secolo, i partiti comunisti e marxisti etichettavano l’omosessualità come una “deviazione borghese”, una degenerazione capitalista da estirpare in nome del rigoroso moralismo di partito.
Mentre nella Russia di Stalin si riaprivano le porte dei gulag, in Italia il PCI si adunava sotto le stesse identiche coordinate morali. Fino agli anni Settanta, il modello preteso da Botteghe Oscure esigeva il “compagno tutto casa e partito”. Chi deviava veniva guardato con sospetto o espulso. Pier Paolo Pasolini fu cacciato dal partito nel 1949 per “indegnità morale” a causa del suo orientamento sessuale. La verità storica restituisce una Sinistra che ha scoperto i diritti civili solo molto tardi, negli anni Ottanta, cannibalizando e istituzionalizzando le battaglie nate dal basso dai movimenti di liberazione come il FUORI! o l’Arcigay.
La normalità contro l’esibizionismo
Questo monopolio è terminato. Se i progressisti si interrogano ancora sul perché avvertano il disperato bisogno di recintare i Pride sotto i propri vessilli per giustificare la propria esistenza, la vita reale si muove già altrove. C’è una comunità LGBT+ plurale, sommersa e profondamente distante dai codici del palcoscenico progressista. È la voce di moltissimi omosessuali di Destra che rifiutano la logica dello show e della macchietta, che non avvertono alcun bisogno di esibizioni inutili, sguaiate e spesso volgari per legittimare la propria identità.
Per costoro, la sfera privata non è un manifesto politico da sventolare sui carri, ma una dimensione di rispetto e decoro quotidiano. Questa borghesia conservatrice ed efficiente si riconosce nei valori del merito, della legalità, della libertà e della tradizione, respingendo con fermezza la ghettizzazione cultural-chic imposta dal politicamente corretto.
Il fattore Cerno e la Destra liberale
La sintesi di questa modernità risiede nella storia personale del nostro ex direttore Tommaso Cerno, intellettuale e giornalista di razza, unito civilmente con Stefano Balloch, esponente di spicco di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di Cividale del Friuli. L’affettività, evidentemente, rifiuta la tessera di partito in tasca.
Si inseriscono in questo solco anche le recenti aperture di Marina Berlusconi, che hanno fatto sobbalzare i puristi di entrambi gli schieramenti. Marina Berlusconi non è diventata “di Sinistra”. La sua figura incarna la declinazione perfetta di un centrodestra moderno, laico, di matrice atlantista ed europea, che applica il liberalismo alla sfera privata: lo Stato non possiede alcun diritto di entrare nelle stanze private dei cittadini. È la visione di chi crede nel libero mercato e, contemporaneamente, nelle libertà individuali.
I diritti civili non sono più un’esclusiva d’importazione progressista, ma un terreno di confronto trasversale. Chi continua a pensare che per difendere la propria vita si debba per forza sventolare una bandiera rossa è rimasto fermo al secolo scorso. La reality, oggi, veste anche di blu. E non ha più bisogno di sfilare per esistere.
Leggi anche: Adinolfi al Pride: il gesto non regge la storia
Torna alle notizie in home