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Cronaca

Attentato a Ranucci: 4 arresti, mandanti ancora nell’ombra

Un'inchiesta per ora svelata a metà, l'atipicità dei fatti

di Dave Hill Cirio -

I carabinieri hanno arrestato i presunti esecutori dell'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci


I retroscena sul commando e sui mandanti ombra dell’attentato a Ranucci. Quattro arresti e ancora molte domande sui fatti dello scorso ottobre.

Le indagini

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma sull’esplosione dello scorso ottobre a Pomezia a una prima svolta. Gli investigatori sembrano convinti di una operazione criminale strutturata ma per ora arrestano solo quattro persone.

Sigfrido Ranucci, commentando gli arresti, esprime gratitudine agli investigatori e sottolinea come ora l’obiettivo primario sia risalire alla testa dell’organizzazione: La parte più delicata del mistero deve ancora essere risolta.

Il giallo dell’attentato a Ranucci: perché 4 arresti se il gruppo era di 5 persone?

Un aspetto tecnico sollevato nelle carte dell’inchiesta riguarderebbe la composizione del commando. Agli arrestati viene contestata l’aggravante di aver agito in un gruppo di più di cinque persone.

Tuttavia, l’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi ha colpito 4 esecutori materiali. Tre trasferiti in carcere e uno ai domiciliari, tutti soggetti campani tra i 22 e i 53 anni con precedenti penali.

La discrepanza numerica si spiegherebbe con il fatto che l’inchiesta conta altri indagati a piede libero. I carabinieri all’opera con perquisizioni a tappeto nei confronti di ulteriori complici che avrebbero fatto parte della rete. Da chiarire il supporto logistico sul territorio laziale e l’aiuto al commando per dileguarsi subito dopo la deflagrazione.

L’atipicità del caso: un’indagine svelata a metà

La vera atipicità di questa inchiesta risiede nel fatto che la magistratura ha blindato le responsabilità dei manovali pur non avendo ancora dato un nome ufficiale ai mandanti. Gli inquirenti, pare, convinti con certezza matematica dell’esistenza e del modus operandi dei mandanti, pur mantenendo i loro nomi secretati.

La rete di protezione finanziaria

Chi ha ordinato l’attentato non si è limitato a pagare il commando con diverse migliaia di euro per l’esecuzione, ma ha garantito una vera e propria “copertura aziendale”. Ai quattro arrestati sono state fornite schede telefoniche dedicate (sim fantasma, da spiegare meglio), assistenza legale pagata. E, cosa più importante, era già stato predisposto un piano strutturato per farli fuggire all’estero in caso di imprevisti.

Le contromisure degli indagati

Temendo di essere intercettati, gli esecutori materiali avrebbero – pare – effettuato ripetute bonifiche elettroniche alla ricerca di microspie, distruggendo le sim card e concordando linee difensive omertose per proteggere i committenti.

La filiera illegale dell’esplosivo

L’altro pilastro che dimostra l’eccezionalità delle indagini riguarderebbe la tracciabilità dell’ordigno. Una bomba tutt’altro che rudimentale, impiegando “gelatina da cava”.

Si tratta di un materiale esplosivo obsoleto ma dalla devastante capacità distruttiva, il cui utilizzo commerciale è rigidamente monitorato dallo Stato.

Il ritrovamento di questa sostanza dimostra l’esistenza di canali di approvvigionamento illegali della criminalità organizzata campana capaci di rifornire il commando trasversalmente tra Napoli, Avellino e il litorale romano. Le indagini restano aperte per individuare chi ha firmato l’ordine di quel “salto di qualità” intimidatorio ai danni del conduttore di Report.


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