Vannacci al centro della scena ma sul femminicidio sbaglia bersaglio
Il generale Roberto Vannacci ha ottenuto esattamente ciò che cercava: catalizzare l’attenzione pubblica. L’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale era destinata comunque a diventare il tema politico del fine settimana e oltre.
Con la sfida lanciata a Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani e l’ambizione di costruire un soggetto capace di contendere voti al centrodestra su temi fortemente identitari come sicurezza, remigrazione e contrasto alla cultura woke, c’erano già tutti gli ingredienti per occupare le prime pagine. Dunque, c’era davvero bisogno di aggiungere la provocazione sul femminicidio?
Non perché sia vietato discutere di definizioni giuridiche, ma perché il tema va oltre le parole. Sostenere che il femminicidio sia semplicemente “un omicidio come tutti gli altri” significa trascurare la specificità di una violenza che spesso nasce dentro relazioni affettive e sentimentali, con movente e dinamiche peculiari. È condivisibile l’idea che ogni vita abbia lo stesso valore e che ogni omicidio sia ugualmente grave davanti alla legge ma proprio per questo non si comprende la necessità di ridimensionare un fenomeno che continua a segnare la cronaca italiana.
Anche perché spingere l’acceleratore sulla provocazione rischia di oscurare il dato politico più importante: Vannacci, nella sua ora e mezza di intervento dal palco, ha toccato tutti i punti dell’agenda politica, dalla scuola alla sanità, dal tessuto industriale al fisco. Futuro Nazionale si candida a diventare un fattore decisivo per gli equilibri del centrodestra. Tenerlo fuori significherebbe favorire la crescita di un concorrente capace di parlare allo stesso elettorato.
Accoglierlo, invece, aprirebbe tensioni evidenti con Forza Italia e con una Lega che vede erodere parte del proprio consenso. È questo il vero tema emerso dalla due giorni romana. Ancora una volta, la polemica ha prevalso sul confronto e forse è proprio questo il limite di un’operazione che punta a governare il consenso ma continua ad affidarsi alla provocazione per alimentarlo.
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