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Attualità

Venezi e la vittoria della sinistra sull’egemonia culturale

di Alessandro Scipioni -


Mentre il Teatro La Fenice annuncia la rottura definitiva con Beatrice Venezi, la politica italiana si ritrova ancora una volta alle prese con la stessa vecchia partita.

La sinistra che difende l’egemonia culturale e la destra che non ne comprende l’importanza.

La partita non si gioca sulle note, ma sul controllo delle istituzioni, scuola, università, grandi media, teatri, musei, dove la sinistra ha imposto un dogma incontestabile e la destra, neanche in un momento di governo, riesce a reagire con un’ombra di iniziativa.

Si parla di qualità artistica, di curriculum, di esperienza, ma poi si osservano dei casi emblematici che suonano. La vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop, ventiquattrenne tanto inesperta quanto rampante, o altre figure che, pur non avendo un curriculum all’altezza della carica, sono ritenute legittime dall’appartenenza ideologica.

La sinistra ha imposto come legge naturale che la legittimità discenda dalla conformità ideologica, non dai risultati o peggio dal merito.

La destra, si limita ad accettare

Il caso Venezi è emblematico; con una carriera solida e un curriculum ineccepibile, viene messa fuori dai teatri prestigiosi per una serie di accuse politiche, non artistiche.

La sinistra esplode, i media rincarano, e la destra tace!

Uno a zero palla al centro!

Avrebbe dovuto difenderla, anche solo per il curriculum. Ma la destra, nel suo Dna, non è capace di epurare gli altri e di difenderei propri uomini e donne.

La sinistra ha vinto perché ha reso la sua egemonia nel campo culturale ed accademico incontestabile.

La destra, al contrario, non riesce a comprendere che fino a quando la scuola, la cultura e l’informazione resteranno in mano alla sinistra, nessun governo potrà governare davvero.

La destra continua a pensare in termini di politica, ma il vero potere è nelle istituzioni culturali.

La sinistra ha creato una dittatura culturale, anche in democrazia. Ha educato i giovani, ha imposto letture unilaterali della storia, ha creato una terminologia precisa, una morale rigida. E la destra, invece di combattere, accetta tutto supinamente.

La vera vittoria della sinistra è questa.

Ha reso la sua egemonia culturale un dogma, un tabù. Anche e soprattutto grazie a una destra che rinuncia a lottare.

E così, anche gli intellettuali più moderati o scettici preferiscono rimanere a sinistra. Accanto alla destra ha dimostrato di non epurare nessuno, la sinistra ha la memoria lunga non conviene sfidarla.

La sinistra ha vinto, perché la destra non ha capito qual è il vero campo di battaglia.


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