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Zelensky: “Se il diesel sale colpa del blocco a Hormuz, non nostra”

Il presidente ucraino a Fox News, la tregua energetica e gli attacchi alle raffinerie: "Solo il popolo decide se vuole un nuovo presidente"

di Pietro Pertosa -


Zelensky non ci sta: secondo il presidente ucraino, l’impennata dei prezzi del diesel non dipende dagli attacchi alle raffinerie bensì dal blocco dello Stretto di Hormuz. La risposta arriva, direttamente da Fox News, ai tanti dubbi (per non dire altro) sollevati da Donald Trump nel corso del fine settimana. Zelensky non ci sta a passare per chi sta facendo infiammare i prezzi dell’energia di mezzo mondo e, peraltro, rilancia sulla disponibilità a sottoscrivere fin da subito la tregua energetica. La stessa annunciata da Trump e di cui lui stesso s’era detto completamente all’oscuro.

Zelensky e il prezzo del diesel: “Colpa di Hormuz”

Il gioco delle colpe. Zelensky non le accetta e scarica ogni responsabilità sul gasolio rimpallando sull’altro fronte aperto, quello tra Iran, Usa e Golfo Persico. “È chiaro a tutti che il prezzo del diesel non dipende dai nostri attacchi agli impianti petroliferi in Russia. Tutti sanno che dipende dal blocco dello Stretto di Hormuz”, ha spiegato il presidente ucraino a Fox News. Poi ha aggiunto: “Siamo pronti già da oggi a una tregua energetica, come ha detto il presidente Trump. Ma non sono sicuro che Putin sia pronto, perché anche dopo i messaggi di ieri del presidente sulla tregua energetica, Putin ha attaccato le nostre infrastrutture del gas”.

Chi ha attaccato chi

Volodymyr Zelensky, inoltre, prova a far chiarezza su chi abbia colpito cosa: e allarga il discorso, naturalmente, anche oltre il diesel. “Non abbiamo attaccato alcun obiettivo energetico in territorio russo perché il presidente Trump ha detto che ci sarebbe stata una tregua energetica tra Ucraina e Russia. E noi non abbiamo attaccato, mentre la Russia ha colpito i nostri impianti del gas, le infrastrutture energetiche e altre infrastrutture”. Tutto questo è accaduto oggi. A testimonianza evidente, secondo quanto riferito dal leader di Kiev, della “malafede” del Cremlino. Fatto sta, però, che Trump si è esposto. E che i prezzi (e soprattutto le quantità) iniziano a far vacillare un po’ tutti.

Un nuovo leader a Kiev? “Decide il popolo”

Un altro messaggio, poi, Zelensky lo invia di nuovo all’inquilino della Casa Bianca: “Se il presidente Trump vuole cambiare il leader dell’Ucraina, deve sapere che solo il nostro popolo può farlo”. Certo, per farlo occorrerebbe prima consentire all’elettorato ucraino di poter tornare alle urne. E Zelensky ritorna sulle sue condizioni per concedere il voto agli ucraini: “Sono pronto per le elezioni, davvero, ma abbiamo bisogno di almeno sessanta giorni per garantire la sicurezza delle infrastrutture e prepararci al voto”. Insomma, dalla tregua energetica a quella elettorale.

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