28 aprile: Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro
La Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, istituita nel 2003 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, giunge quest’anno alla sua ventiquattresima edizione. Il tema scelto per il 2026 parla di benessere psicosociale: non solo infortuni fisici, dunque, ma anche stress, carichi cognitivi, organizzazione del lavoro e clima relazionale. Un salto di prospettiva dovuto, ma che tuttavia non può far dimenticare quanto rimane ancora da fare sul piano concreto ed immediato.
Morti sul lavoro: i dati
Le cifre elaborate dall’Inail e aggiornate al 31 dicembre 2025 hanno elaborato una situazione di preoccupante stasi. Le denunce di infortunio sul lavoro hanno raggiunto quota 597.710, con una crescita pari all’1,4% rispetto ai 589.571 del 2024. Di queste, 416.900 si sono verificate direttamente durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, mentre quasi 100 mila – in aumento del 3,2% – hanno riguardato il tragitto tra casa e posto di lavoro, la cosiddetta modalità “in itinere”, che rappresenta ormai quasi il 20% del totale.
I decessi accertati sono stati 1.093: tre in più rispetto ai 1.090 del 2024. Un dato che, a prima lettura, sembra indicare una sostanziale immobilità del fenomeno, ma che nasconde dinamiche totalmente opposte: i morti direttamente sul luogo di lavoro sono scesi di cinque unità rispetto all’anno prima, attestandosi a 792, mentre quelli in itinere sono aumentati da 280 a 293. Morire andando al lavoro, o tornando a casa, è dunque il fronte su cui il sistema mostra le crepe più evidenti.
Nel 2025 si sono inoltre verificati 14 incidenti plurimi, che hanno causato complessivamente 33 vittime.
Le malattie professionali
Ancora più significativo (e meno visibile) è l’aumento delle malattie professionali: nel 2025 le denunce sono cresciute dell’11,3%, arrivando a sfiorare le 98.500 unità. In gran parte si tratta di patologie muscolo-scheletriche, frutto di anni di lavoro usurante, posture scorrette, movimentazione di carichi pesanti. Danni che maturano nell’arco di una vita lavorativa e che raramente ottengono l’attenzione mediatica di un crollo o di un incidente visibile, ma che rappresentano il versante più profondo e strutturale del problema.
I primi due mesi del 2026 portano qualche segnale di speranza: i decessi risultano in calo del 28,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con 102 vittime totali. Ma si tratta di un arco temporale troppo breve per parlare di inversione di tendenza, e i dati vanno sempre letti nella loro provvisorietà.
Dove avvengono
L’analisi per settori conferma dinamiche quasi immutabili: le costruzioni guidano la classifica dei decessi con 148 casi, seguite dalle attività manifatturiere con 117 e dal trasporto e magazzinaggio con 110. L’agricoltura, spesso sottostimata, pesa per 106 morti secondo i dati Inail. Edilizia e comparto primario insieme coprono una quota molto rilevante rispetto al totale nazionale.
Sul piano demografico emerge poi una disparità di genere: tra gli uomini il 75% circa dei decessi avviene sul luogo di lavoro, riflettendo la loro presenza prevalente nei settori a maggior rischio; tra le donne, invece, oltre la metà dei casi mortali si verifica nel tragitto casa-lavoro-casa, un dato che rispecchia modelli di mobilità e distribuzione occupazionale diversi, ma non per questo meno gravi e da sottovalutare. Da evidenziare anche la quota crescente dei lavoratori stranieri tra le vittime: la loro incidenza di mortalità è circa 2,5 volte superiore a quella dei lavoratori italiani, segnale che le barriere linguistiche, la precarietà contrattuale e la minore accessibilità alla formazione continuano a pesare in modo determinante.
Il benessere psicosociale
È in questo quadro che il tema scelto dall’Ilo per il 2026 acquista tutto il suo peso. L’ambiente di lavoro psicosociale riguarda il modo in cui i compiti vengono distribuiti, i ruoli definiti, le decisioni prese, il sostegno garantito. Fattori apparentemente intangibili che invece incidono profondamente sulla salute sia fisica che mentale, alimentando costantemente quella fatica che poi diviene cronica e che molti lavoratori stentano a nominare ma che li corrode nel tempo. Stress, isolamento, mancanza di autonomia e carichi eccessivi sono condizioni che aumentano il rischio di errore, riducono la concentrazione e favoriscono l’incidente.
Il Ministero del Lavoro ha scelto il 28 aprile anche per lanciare una misura importante: dalla giornata odierna è operativa una piattaforma web gratuita per la consultazione delle norme tecniche Uni in materia di sicurezza, accessibile attraverso i portali istituzionali del Ministero stesso e dell’Inail. Un passo verso una prevenzione più diffusa, rapida ma soprattutto accessibile, pensato in particolare per le piccole e medie imprese, che spesso non dispongono delle competenze interne necessarie per orientarsi nel vasto panorama normativo.
Ma una domanda però resta attualmente senza risposta: quante vite – di lavoratori – bisogna ancora perdere, prima che la sicurezza sul lavoro smetta di essere una chimera catalogata come una banale voce di bilancio, e si tramuti in un diritto garantito e una priorità necessaria?
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