L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Il quasi attentato a Trump tra strumentalizzazioni e dubbi

Il presidente Usa ha accusato il movimento “No Kings”

di Mauro Trieste -


Il presidente americano Donald Trump sta cercando di sfruttare a suo favore il quasi attentato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Trump ha incolpato apertamente il movimento “No Kings”, imputandogli la responsabilità morale dell’accaduto. “Il motivo per cui ci sono persone così sta nel fatto che esistono movimenti come ‘No Kings’. Io non sono un re. Se lo fossi non sarei qui a parlare con lei”, ha dichiarato nell’intervista a Cbs News con Norah O’Donnell.

Trump contro i dem e i giornalisti non allineati

A una domanda sulla violenza politica, il tycoon ha risposto: “Se si torna indietro di 20, 40, 100, 200 o 500 anni, è sempre esistita, persone uccise, persone ferite”. Dito puntato contro gli oppositori: “Penso davvero il discorso d’odio dei democratici sia molto pericoloso. Penso davvero sia molto pericoloso per il Paese”.

Il capo della Casa Bianca ha ribadito di voler ripetere la cena con i corrispondenti “nell’arco di 30 giorni”: “Penso sia davvero brutto che una persona squilibrata possa far saltare qualcosa del genere. C’è anche gente stupenda tra la stampa”. Ma ha invitato Norah O’Donnell, che lo intervistava, a “vergognarsi” per aver letto parte del testo scritto da Cole Allen, sotto accusa per i fatti di Washington. “Stavo aspettando che leggesse perché sapevo l’avrebbe fatto, siete persone terribili – ha attaccato – Non ho violentato nessuno. Non sono un pedofilo”.

Fox News ha riferito dell’introduzione di importanti miglioramenti della sicurezza che potrebbero includere l’obbligo per il presidente Trump di indossare un giubbotto antiproiettile quando si trova in pubblico.

Chi è l’attentatore

L’azienda C2 Education, presso cui lavorava l’autore della sparatoria, sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine nell’ambito delle indagini sull’accaduto. “Abbiamo appreso con shock la notizia del terribile incidente avvenuto durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Stiamo collaborando pienamente con le autorità per supportarle nelle indagini. La violenza di qualsiasi tipo non è mai la risposta”, ha fatto sapere la società in una nota.

Il sospettato, identificato come il 31enne Cole Tomas Allen, lavorava come insegnante presso il centro C2 Education di Torrance, in California, e secondo un post sui social era stato nominato “Insegnante del mese” nel dicembre 2024. Il riconoscimento risulta rimosso in un secondo momento.

Le falle nei protocolli di sicurezza

Il capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles, ha convocato in settimana una riunione con i team operativi, il Secret Service e i vertici del dipartimento della Sicurezza Interna per rivedere i protocolli di sicurezza di Donald Trump.

L’incontro è teso “a discutere le procedure che hanno avuto effetto nel bloccare il tentativo di sabato, valutando anche opzioni aggiuntive per assicurare che tutte le parti interessate facciano tutto il possibile per garantire la sicurezza nei grandi eventi pubblici a cui partecipa il presidente”. Il presidente ritiene che gli uomini del Secret Service abbiano fatto un lavoro eccellente nel neutralizzare l’assalitore e spostare lui, la first lady, il vice presidente e il gabinetto in un luogo sicuro.

Rimangono comunque interrogativi sulle misure di sicurezza adottate sabato scorso, in particolare su come l’uomo armato possa aver passato i controlli con il metal detector piazzati nel livello superiore alla sala dove si svolgeva il gala. Inoltre per accedere, non venivano chiesti i documenti di identità, ma solo l’esibizione dell’invito. Falle e leggerezze poco spiegabili, anche alla luce del particolare contesto storico.

La presidente della White House Correspondents’ Association (Whca), Weijia Jiang, ha espresso gratitudine verso il Secret Service e le forze dell’ordine per aver “protetto migliaia di ospiti”. L’associazione ha inoltre augurato una “piena e rapida guarigione” all’agente ferito.

La posizione dei vescovi Usa

Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, si è detto grato per il fatto che la vita del presidente, di coloro che lo proteggono e di tutti i presenti “sia stata risparmiata da gravi conseguenze”. Coakley ha scelto toni distensivi: “Preghiamo tutti per i nostri leader eletti e per i funzionari pubblici, perché possano ricevere le benedizioni di Dio”.


Torna alle notizie in home