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Economia

Trump blocca l’Ue sugli asset russi ma Ursula ci prova

Gli americani stoppano l'ipotesi mentre VdL e Merz vanno a cena col recalcitrante primo ministro belga

di Giovanni Vasso -


Alla cena tra Ursula von der Leyen, Friedrich Merz e l’incavolato primo ministro belga Bart De Wever, risuonava ancora la voce tonitruante del convitato di pietra Donald Trump. Che, nel pomeriggio, aveva mandato avanti le fonti diplomatiche citate da Bloomberg. A fermare ogni possibile iniziativa europea sugli asset russi. Fermi tutti. Nessuno osi toccare la liquidità che non gli appartiene. Gli americani hanno detto, a chiare lettere, che la questione dei beni congelati in Europa è tra quelle centrali nell’ambito dei negoziati. E Trump non ha mica intenzione di mandare a ramengo il paziente lavoro di mesi solo per fare un piacere agli europei. Che, peraltro, sono fin troppo consapevoli delle difficoltà che il progetto asset russi comporterebbe. Altrimenti non si spiegherebbe il niet della Bce, che s’è trincerata dietro i trattati affermando di non poter accettare le richieste della Commissione che avrebbe voluto piazzarla come prestatore di ultima istanza sull’ennesimo carico di finanziamenti da girare a Kiev. E non si spiegherebbe nemmeno la pervicace protesta belga. Che di rischiare tutto per fare un piacere a Ursula e ai suoi amici volenterosi non ne vuole proprio sapere. Perché sarebbe proprio il Belgio, nel caso in cui le cose volgessero al peggio (e basterebbe un arbitrato internazionale), a dover pagare per tutti. In ballo ci sono, come ha detto Dombrovskis nei giorni scorsi, ben 210 miliardi di euro. Finiti in pancia a Euroclear. Orban, il solito guastafeste, ha tuonato: “I belgi non vogliono correre il rischio perché se perdono la causa internazionale, saranno rovinati”. Appunto. Bruxelles, sponda Ursula, non può mollare. Bruxelles, lato De Wever, non ne vuole sapere, adesso più che mai dopo il tuono transoceanico di Trump. In mezzo c’è la Germania. Merz sostiene le richieste di von der Leyen ma il suo stesso partito si è spaccato. E i bavaresi della Csu non sembrano così contenti di una soluzione che contempli l’utilizzo degli asset russi. Orban, che voterebbe comunque no insieme agli slovacchi e che, per questo, verrebbe bypassato con la forzatura delle (attuali) regole Ue, aspetta e spera: “Stanno cercando di convincere il primo ministro belga a prendere i beni russi e usarli per finanziare la guerra e prolungare il conflitto. Se i belgi si rifiutano, i leader europei dovranno accettare di non avere fondi e, di conseguenza, sostenere gli sforzi di pace degli Stati Uniti”. Nelle parole del leader magiaro c’è il motivo per cui l’attuale Commissione non può fermarsi. Perché dovrebbe ammettere la sconfitta. E nessuno lo fa senza pagare un prezzo, politico, amarissimo quando c’è di mezzo una guerra. Londra, fedele alla sua tradizione e fiduciosa nel rapporto privilegiato con Washington, ha lanciato il cuore dei Volenterosi oltre l’ostacolo. Da ieri si rincorrono notizie per cui si starebbe pensando a sbloccare asset russi per poco più di nove miliardi di euro, per la precisione 8 miliardi di sterline. Va da sé che si tratta di una sproporzione clamorosa: 9,17 miliardi contro 210. Più che la ferrea volontà di proseguire la guerra a ogni costo, sembra il tentativo di saggiare la possibilità di avanzare con un’idea che non piace a nessuno. Fuori dal Vecchio Continente.


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