Diego Baroni: 3 video prima del vuoto
Diego Baroni ha quattordici anni e una vita davanti. Lunedì 12 gennaio esce di casa alle ore 6.45 per andare a scuola a Verona, ma lì non arriverà mai. Prende un treno, dice a una conoscente, in stazione che va a Milano per trovare degli amici. Cellulare spento dalle 8.30. La famiglia è disperata. Tre video pubblicati su TikTok, poi il silenzio. L’angoscia della madre di Diego, Saretta Agnolin, affida ai social la sua richiesta di aiuto. La denuncia è già stata presentata ai carabinieri, ma le ore passano e di Diego non c’è traccia. Il messaggio lanciato online contiene tutto lo strazio di chi non sa dove sia il proprio figlio; un appello alla condivisione, alla solidarietà, ma soprattutto alla speranza che qualcuno possa aver visto il proprio figlio.
È l’ennesima storia di un ragazzo che si dissolve nel nulla, in un Paese dove ogni giorno spariscono ottanta persone. Nel 2025 sono state circa 25 mila le denunce di scomparsa in Italia, oltre l’80% ritrovate, ma gli altri? Sono i fantasmi che riempiono le statistiche, quelli che finiscono sui volantini appesi alle fermate dell’autobus, le facce che scrolliamo distratti tra una storia Instagram e l’altra.
La mappa
Il 75% delle scomparse riguarda minori, spesso stranieri non accompagnati (72,7%). Diego non è straniero, non è solo, eppure è sparito lo stesso. Come Agnes Cristina, 14 anni, uscita di nascosto nella notte dall’11 gennaio a Modena. Come Annabella Martinelli, 22 anni, studentessa di Giurisprudenza a Padova, scomparsa il 6 gennaio dopo aver comprato due pizze da asporto. La sua bici viola trovata chiusa con il lucchetto, il cellulare agganciato a Teolo, poi più nulla. Fino al 15 gennaio, quando l’hanno trovata impiccata nei boschi dei Colli Euganei.
Le ombre di gennaio 2026
E mentre si cerca Diego, nel frattempo si prega che non faccia la stessa fine di Annabella, c’è Federica Torzullo, 41 anni, scomparsa l’8 gennaio da Anguillara Sabazia. Le telecamere la riprendono che rientra a casa alle 23, ma non la vedono più uscire. Il marito finito sotto indagine per omicidio, e l’ipotesi femminicidio che aleggia sempre più prepotentemente su questa storia. Ancora un corpo che manca, ancora una famiglia che aspetta.
Gennaio 2026 si sta rivelando un mese maledetto. Tre storie diverse, tre vite appese al filo delle ricerche, dei droni, dei cani molecolari che annusano disperazione nei boschi. Nel 2024 le denunce erano calate del 15,7% rispetto all’anno precedente, finalmente un segnale positivo, dicevano gli esperti. Ma poi arriva gennaio e ti ricorda che dietro i numeri ci sono facce, nomi, madri che aspettano al telefono una chiamata che non arriva, figli affidati ai parenti più vicini in attesa di un miracolo.
Il silenzio
Cosa accomuna questi scomparsi? Il silenzio. Diego non ha detto dove andasse davvero. Annabella esce dicendo che va da amiche ma pedala 25 chilometri al freddo verso i Colli Euganei. Agnes scappa di notte. Sono ragazzi che non parlano, che non chiedono aiuto, che si portano dentro un dolore talmente grande da preferire il buio alla luce.
Il 60% delle persone scomparse viene ritrovato entro 24-72 ore dalla denuncia. È una corsa contro il tempo, dove ogni minuto perso può essere fatale. Ma come si fa a trovare chi non vuole essere trovato? Come si intercetta il dolore prima che diventi una tragedia?
L’Italia dei dispersi
Venticinquemila denunce l’anno sono la fotografia di un Paese che perde pezzi. Certo, molti casi si risolvono: allontanamenti volontari, fughe adolescenziali, anziani con l’Alzheimer che si perdono. Ma poi ci sono quelli che restano “missing”, le facce sui siti per le Persone Scomparse, gli archivi che non si chiudono mai.
Diego Baroni è ancora lì fuori, forse a Milano, forse da tutt’altra parte. I genitori ripetono che fosse un ragazzo “normale”, che non c’erano litigi. Ma la normalità, oggi, è una categoria rassicurante che non spiega niente. Perché a volte è proprio nella normalità apparente che si nasconde il grido più disperato.
Chi ha visto Diego Baroni è pregato di chiamare il 112 o il numero 349 523 2192. Ma chi ha visto i segnali prima che sparisse? Chi ha guardato davvero quegli occhi, ascoltato quel silenzio, capito che c’era qualcosa che non andava? Perché quando un ragazzo di 14 anni scompare, la colpa non è mai solo sua. È di tutti noi, che abbiamo smesso di vedere.
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