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Ambiente

Che aria respiriamo ogni giorno?

Il Rapporto Mal'Aria: va un po' meglio ma siamo lontani dagli obiettivi Ue

di Giorgio Brescia -


Nel 2025 la qualità dell’aria di ogni giorno nelle città italiane mostra segnali di un miglioramento parziale ma non decisivo, secondo il Rapporto Mal’Aria di Legambiente. Non un semplice elenco di “buoni e cattivi” ma un indice strutturale dello stato ambientale, dei sistemi di mobilità, delle emissioni industriali e delle politiche pubbliche, con effetti diretti sulla salute delle popolazioni urbane.

Mal’Aria: cosa respiriamo in città?

Nei numeri, una diminuzione degli sforamenti di polveri sottili rispetto al passato, ma anche una distanza ancora marcata dai futuri standard europei di qualità dell’aria vincolanti entro il 2030, con limiti molto più severi per particolato fine e biossido di azoto.

Sono scese a 13 le città che hanno superato i limiti giornalieri per le polveri sottili PM10 rispetto alle 25 nel 2024. Uno dei miglioramenti più evidenti, segno che le misure di contenimento delle emissioni su traffico e riscaldamenti possono dare risultati.

Ma il quadro resta ancora allarmante. Se i nuovi limiti europei sul clima e sulla qualità dell’aria, attesi per il 2030, fossero già in vigore oggi, oltre la metà dei capoluoghi sarebbe fuori norma, con il 53% dei centri sotto la soglia per il PM10, il 73% per il PM2,5 e il 38% per l’NO₂.

Palermo “maglia nera” e poi…

In alcune città criticità marcate. Palermo ha registrato 89 giorni oltre il limite del PM10, seguita da Milano con 66, Napoli con 64 e Ragusa con 61 giornate di sforamento. Altre realtà come Frosinone (55 giorni), Lodi e Monza (48) e Verona (44) mostrano come l’inquinamento non sia un fenomeno localizzato solo nelle aree industriali più note, ma diffuso.

Tra gli inquinanti più preoccupanti, il PM2,5, particolato ultrafine che penetra profondamente nei polmoni, associato a malattie cardiovascolari e respiratorie. Un altro elemento critico , il biossido di azoto (NO₂), fortemente correlato al traffico veicolare e alle combustioni fossili. In centri urbani, come quelli portuali di Palermo e Catania, superamenti frequenti dei limiti giornalieri, con la mobilità urbana a far pressione sull’ambiente e sulla salute pubblica.

Tra le poche note positive, in regioni come la Liguria, un miglioramento significativo dei valori di particolato fine. Il trend generale di miglioramento esiste, ma non è ò omogeneo.

Le cose da cambiare

Sullo sfondo, fattori strutturali. Traffico intenso, riscaldamento domestico, emissioni industriali, orografia e meteo che favoriscono l’accumulo degli inquinanti, soprattutto nel Bacino Padano, una delle aree interne più critiche d’Europa per la qualità dell’aria.

In questo contesto di progressi lenti e ostacoli persistenti, entrano anche i grandi numeri degli investimenti per il clima e la transizione verde. L’Italia figura tra i principali beneficiari. Nel corso del 2025, al nostro Paese sono arrivati oltre 12 miliardi di euro di finanziamenti Bei, destinati soprattutto a transizione energetica, reti, mobilità sostenibile e filiere industriali innovative.

In definitiva, quest’anno, il Rapporto Mal’Aria ci consegna un’Italia in cui i segnali positivi non bastano. Occorrono azioni strutturali, finanziamenti efficaci e decisioni politiche coraggiose, specie quelle locali, affinché la strada verso città più pulite e sicure non resti solo una promessa statistica.


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