Un miliardo, e anche di più, ci costa la guerra dei dazi che impoverisce l’Europa. Altroché. I numeri di Eurostat inchiodano l’area euro alla realtà. Il surplus commerciale del Vecchio Continente ha perso quota. Se nel 2024 si attestava a 13,9 miliardi di euro, a dicembre 2025 non è andato oltre i 12,6 miliardi. Abbiamo perso 1,3 miliardi di euro. Poteva andare peggio. E ci andrà, sicuramente, quest’anno se i banchieri di Francoforte, capitanati dalla sognatrice Lagarde, continueranno a perseguire il progetto dell’euro valuta globale di riserva.
Un sogno che costa più di un miliardo all’Europa
A spese dell’export comunitario. Già, perché basta leggere i dati, le analisi e i numeri delle grandi e piccole aziende europee per capire dove sta l’inghippo. Basta rileggere quello che è successo in casa Mercedes. Dove a causa dei dazi e dell’euro troppo forte, in un anno gli utili si sono praticamente dimezzati. E se soffre un colosso, possiamo solo immaginare quale potrebbe essere l’effetto per le piccole e medie imprese italiane ed europee. La Bce pensa che si possa sognare in grande, andare in Paradiso a dispetto del dollaro, solo agendo su leve finanziarie. E, magari, mettendo le mani sul risparmio privato. Ma senza un boost di competitività, senza un rilancio (vero) dell’economia reale, sarà solo costruire sull’acqua. Un paradiso artificiale.
Paradisi (finanziari) artificiali
Così come sembra artificiale l’altro dato snocciolato dall’Eurostat. Il Pil che cresce, nell’Eurozona, dell’1,5%. Non per le dimensioni in sé ma per la lettura che se ne vorrebbe dare. Una sorta di “tutto va bene, madama la governatrice”, quando gli Usa son cresciuti del 4,3% solo nel terzo trimestre dell’anno passato mentre la Cina rallenta ma cresce del 5%. Va bene che chi s’accontenta gode, ma così s’esagera. E mistifica.
Non solo Usa, i dazi e la Cina
Un piccolo appunto sulla questione dei dazi, poi, va assolutamente fatto. Perché, complici le mattane dell’inquilino della Casa Bianca, quando si parla di tariffe si pensa, quasi fosse un automatismo, all’America. Il problema più grosso, per il momento, l’Europa ce l’ha con la Cina. Con Pechino, Bruxelles ha ingaggiato (ben prima che Trump iniziasse a fare sul serio) una feroce guerra commerciale (per procura, ça va sans dire). Che, proprio in queste ore, ha registrato un nuovo capitolo. Il Dragone ha messo nuovi balzelli alla produzione lattiero-casearia europea. E l’Ue, che ha fatto sapere di aver “preso atto”, ha promesso che farà di tutto e che valuterà eventualmente di proporre ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio. Campa, cavallo.