Sanchez sfida Trump sull’Iran: “No alla guerra”
La Spagna alza un muro contro l’escalation militare in Iran e si apre così un vero e proprio scontro con gli Usa. Il premier Pedro Sánchez ha ribadito la linea del suo governo: “no alla guerra” e nessuna complicità in un conflitto che, a suo giudizio, rischia di incendiare il Medio Oriente e destabilizzare l’Europa. Il punto di rottura è il veto di Madrid all’utilizzo delle basi di Rota (Cadice) e Morón (Siviglia). Infrastrutture a uso congiunto che gli Stati Uniti avrebbero voluto impiegare per supportare operazioni legate all’attacco contro il regime degli ayatollah. Trump ha reagito con toni durissimi, definendo la Spagna un “alleato terribile” e ventilando un taglio drastico dei rapporti commerciali. In un discorso alla nazione Sánchez ha scelto un registro politico forte. Ha avvertito che “non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone” e ha richiamato gli errori della guerra in Iraq, evocando anche il vertice delle Azzorre del 2003 (Bush-Blair-Aznar), simbolo per molti spagnoli dell’ingresso in un conflitto poi rivelatosi disastroso. Il messaggio è chiaro: Madrid non intende farsi trascinare.
Il caso Leavitt e la smentita di Albares
Il premier socialista ha anche invitato tutte le parti coinvolte a fermarsi “prima che sia troppo tardi”, sottolineando che la Spagna non sarà “complice di una guerra dannosa per il mondo”. A complicare il quadro, poche ore dopo le minacce di Trump, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha sostenuto che la Spagna avrebbe “accettato di collaborare” con le forze armate statunitensi. La risposta di Madrid è stata immediata. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha smentito “categoricamente”, assicurando che la posizione spagnola “non è cambiata di una virgola” e ribadendo che l’utilizzo delle basi militari richiede l’autorizzazione del governo spagnolo. L’Unione europea si è schierata con Sánchez. Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha chiarito che Bruxelles è “pronta ad agire” per tutelare gli interessi comuni, ricordando che la politica commerciale è competenza dell’Ue. Anche il vicepresidente esecutivo della Commissione, Stéphane Séjourné, ha avvertito che una minaccia contro uno Stato membro rappresenta una minaccia per l’intera Unione.
Le possibili conseguenze dello scontro tra Spagna e Usa
Sul fronte americano, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato di un eventuale embargo commerciale come di uno “sforzo congiunto”, senza fornire ulteriori dettagli. Non è chiaro, tuttavia, come Washington possa interrompere gli scambi con un singolo Paese europeo senza aprire un contenzioso diretto con Bruxelles. Intanto la tensione si riflette anche sul piano economico. Gli imprenditori spagnoli hanno espresso profonda preoccupazione per le possibili ripercussioni commerciali. Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha invece invitato alla calma. Sul tavolo resta anche un’altra critica ricorrente di Trump: la spesa per la difesa della Spagna, ritenuta troppo bassa rispetto agli standard richiesti nell’ambito della Nato. Ma Madrid, almeno per ora, non arretra: per Sánchez la priorità resta evitare una nuova guerra in Medio Oriente.
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