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Cultura & Spettacolo

IN LIBRERIA – La casa del sonno: vite, ossessioni e i misteri

di Eleonora Ciaffoloni -


La casa del sonno di Jonathan Coe è un romanzo che intreccia vite, ossessioni e misteri, ruotando attorno al tema del sonno – e dei suoi disturbi.
La narrazione si sviluppa su due piani temporali distinti: da un lato gli anni universitari dei protagonisti, tra il 1983 e il 1984, dall’altro la metà degli anni Novanta, nell’età adulta. Nel primo filone seguiamo un gruppo di studenti che vivono in una residenza universitaria, Ashdown, un edificio imponente e inquietante affacciato sul mare.

Qui si incrociano le storie di Gregory, studente di medicina ossessionato dal sonno e dall’osservare chi dorme; Veronica, attivista e appassionata di teatro; Terry, cinefilo con il sogno di diventare regista; Robert, poeta innamorato; e Sarah, affetta da narcolessia, incapace di distinguere sogno e realtà.

Ashdown diventa clinica: il passato ritorna nei sotterranei del romanzo

Nel secondo filone temporale, Ashdown è diventata una clinica specializzata nei disturbi del sonno. Gregory, ormai medico, lavora proprio lì, mentre le vite degli altri personaggi si sono evolute in modi spesso inattesi. Il passato e il presente si intrecciano progressivamente, facendo emergere segreti, tensioni irrisolte e un mistero che si nasconde nei sotterranei di quello che era dormitorio e ora è clinica del sonno.

Il sonno come metafora: struttura corale e ironia britannica

Il punto di forza del romanzo sta nella sua struttura narrativa, costruita su un continuo alternarsi di passato e presente che mantiene viva l’attenzione del lettore. Coe riesce a gestire con abilità un intreccio corale, dando spazio a più punti di vista e permettendo a ciascun personaggio di emergere con le proprie fragilità e ossessioni.

Il tema del sonno diventa una metafora potente: non solo dimensione fisica, ma anche fuga dalla realtà, rifugio o addirittura prigione mentale. Attraverso disturbi come narcolessia, insonnia o sonnambulismo, l’autore esplora le paure, i desideri e le difficoltà relazionali dei protagonisti. Lo stile è caratterizzato da un’ironia sottile – tipicamente britannica – che alleggerisce anche i passaggi più oscuri. Tuttavia, alcune parti risultano più lente e descrittive, mentre altre accelerano improvvisamente verso sviluppi più intriganti.

Il finale, costruito attraverso piccoli indizi disseminati lungo il racconto, sorprende in parte senza risultare eccessivamente forzato, confermando la volontà dell’autore di creare un’opera più suggestiva che realistica. La casa del sonno non è un libro che lascia senza fiato, ma accompagna con intelligenza e leggerezza, rendendolo perfetto anche per una lettura durante un viaggio.

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