Intervista ad Alessandro Alfano, responsabile Osservatorio Digitale Aidr imprese e terzo settore
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n. 143/2026) ha ribadito l’obbligo del Pubblico Ministero di attivarsi per accertare la responsabilità dell’ente in presenza di reati presupposto 231 (come corruzione, frode, riciclaggio, reati ambientali, sicurezza sul lavoro, reati tributari, societari e informatici). Un passaggio che rafforza la centralità del Modello 231 non solo come strumento difensivo, ma come pilastro di governance.
Cos’è oggi il Modello 231?
“È un sistema organizzativo che previene reati e tutela l’impresa. Non è burocrazia: è una mappa dei rischi, con regole chiare, controlli, deleghe e un Organismo di Vigilanza indipendente. Si rivolge a società, enti e associazioni, in particolare a chi opera in filiere complesse o lavora con la Pubblica Amministrazione”.
La sua adozione è obbligatoria?
“Formalmente no. Ma la giurisprudenza, il Codice dei contratti pubblici, le clausole contrattuali e l’art. 2086 c.c. sugli assetti adeguati rendono il Modello 231 una scelta di fatto necessaria per competere e proteggersi. Senza un assetto organizzativo adeguato, il rischio non è solo sanzionatorio, ma anche reputazionale e patrimoniale”.
Quali benefici concreti per l’imprenditore?
“Riduzione del rischio di sanzioni interdittive, maggiore affidabilità verso banche e investitori, accesso alle gare pubbliche, tutela del CdA e del management. Inoltre, migliora la qualità decisionale grazie a procedure tracciabili e a una chiara distribuzione delle responsabilità”.
E nei rapporti con appalti e filiere?
“Oggi le “clausole 231” sono sempre più diffuse: grandi aziende e stazioni appaltanti richiedono modelli efficaci ai propri partner. Il Modello diventa un fattore competitivo e uno strumento di controllo della filiera, anche in ottica ESG”.
Quali errori evitare?
“Modelli standardizzati e solo formali. Senza mappatura dei rischi, formazione continua, budget adeguato all’OdV e aggiornamenti costanti, il Modello perde efficacia probatoria”.
Il primo passo per un’impresa che non lo ha?
“Una gap analysis immediata: analisi dei rischi, verifica degli assetti organizzativi, definizione di un piano di adeguamento proporzionato. Il CdA deve guidare il processo con convinzione strategica. In questo contesto ci siamo attivati con l’Osservatorio Digitale AIDR Imprese e Terzo Settore (www.aidr.it) per affiancare imprenditori e amministratori con un approccio operativo e personalizzato: non solo redazione del Modello, ma integrazione con assetti organizzativi, whistleblowing, compliance fiscale, sicurezza sul lavoro e governance digitale. Oggi il Modello 231 non è un adempimento. È una scelta di leadership. Chi investe in organizzazione investe nella continuità e nella credibilità della propria impresa”.
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