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Economia

Primo Maggio, Paolo Capone, Leader UGL: “Serve un nuovo Patto Sociale fondato sulla partecipazione dei lavoratori”

di Marco Montini -


Il manifatturiero continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia italiana. È quanto emerge dal Rapporto “L’impatto delle forze trasformative globali sul comparto manifatturiero in Italia e i pilastri di un nuovo patto sociale”, presentato dal Sindacato UGL in collaborazione con Luiss Business School in occasione del Primo Maggio. Secondo lo studio, l’Italia è oggi l’ottava potenza manifatturiera mondiale e la seconda in Europa, con il 2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale e il 13% di quello europeo. Tra il 2021 e il 2024 il comparto ha registrato una crescita del fatturato del 15%, superando i 1.191 miliardi di euro%. Ne parliamo con Paolo Capone, Segretario Generale del Sindacato UGL.

Segretario Capone, il rapporto descrive un manifatturiero ancora centrale per l’economia italiana. Qual è il dato che ritiene più significativo? 

“Il dato occupazionale è certamente uno dei più rilevanti. Nel 2024 il manifatturiero arriva a quasi 4,4 milioni di occupati, facendo registrare il secondo valore più alto in Europa. È un segnale importante perché conferma la capacità del settore di sostenere il lavoro e la crescita economica anche in una fase caratterizzata da forti trasformazioni globali. A questo si aggiunge la crescita registrata tra il 2021 e il 2024: +15% di fatturato, oltre 1.191 miliardi di euro, +17% di valore aggiunto, +26% di margine lordo e +22% di investimenti lordi. Sono numeri che dimostrano la solidità del comparto”.

Il rapporto individua però sei limiti strutturali che frenano la crescita. Da dove bisogna partire? 

“Uno dei problemi principali riguarda la produttività e i salari. Tra il 2015 e il 2023 la produttività italiana è rimasta sostanzialmente ferma, mentre nell’ultimo decennio i salari reali sono diminuiti del 4%. Questo dato evidenzia una criticità che non può essere ignorata. Un altro nodo riguarda il costo dell’energia. Il rapporto mostra chiaramente il divario competitivo. In Italia il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese è pari a 278 euro per megawattora. Si tratta di un costo superiore di circa il 30% rispetto alla media europea. È evidente che un differenziale di questo tipo incide direttamente sulla competitività delle imprese”.

La ricerca sottolinea l’importanza di un nuovo Patto Sociale. In quale direzione bisogna andare? 

“Il modello novecentesco fondato sul conflitto di classe risulta ormai inadeguato. Occorre rinnovare le relazioni industriali favorendo una piena collaborazione tra capitale e lavoro, promuovendo la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese come sancito dall’articolo 46 della Costituzione. In tal senso, la ricerca sottolinea la necessità di nuovo Patto Sociale guidato da forte regia pubblica, al fine di rafforzare la resilienza del sistema economico, rilanciare la crescita della produttività e sostenere l’innovazione tecnologica. In tale prospettiva è fondamentale che le forze imprenditoriali e del lavoro agiscano insieme per affrontare sfide complesse come la rapida obsolescenza delle competenze, il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro e la necessità di modelli organizzativi capaci di coniugare aspettative individuali sempre più differenziate con esigenze aziendali in continuo cambiamento”. 

Come valuta il decreto varato dal Governo in occasione del Primo Maggio?

“Nel complesso, accogliamo con favore gli indirizzi del Governo. In particolare, le misure volte a favorire l’occupazione dei giovani e delle donne, con specifico riferimento alle assunzioni nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno. Gli incentivi e il sostegno alle imprese che investono nel lavoro stabile rappresentano un passo avanti che va nella giusta direzione. Riguardo alle nuove forme di lavoro, come quello dei rider, per i quali vengono introdotte alcune garanzie a contrasto del fenomeno del caporalato, riteniamo che lo Spid sia solo una parte della soluzione, occorre il riconoscimento facciale (Face Id), così come rileviamo la necessità di una norma che regolarizzi la trasparenza della composizione della tariffa oltre che dell’algoritmo. Reputiamo altresì condivisibile la scelta di legare i benefici al rispetto del cosiddetto ‘salario giusto’, ovvero il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore”. 


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