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Politica

Il Verbo della Senatrice: Fenomenologia di Barbara Floridia

Dalle "Ecoscuole" alla Vigilanza Rai: cronaca di una militanza in cerca di autore. Barbara Floridia: tra velleità pedagogiche e il ruolo in Vigilanza Rai. Cronaca di una metamorfosi politica sospesa tra rigore scolastico e militanza

di Anna Tortora -

L'intervento di Barbara Floridia, presidente della Commissione Vigilanza RAI, nel corso della 'Lectio magistralis di Bruno Vespa' che segna l'inaugurazione del corso Media, informazione e potere, organizzato dalla 'Spes academy Carlo Azeglio Ciampi' a Roma, 19 febbraio 2025. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI


Si agita, tra i velluti del Senato, una particolare categoria dello spirito politico contemporaneo definibile come “l’istituzionalismo di riporto”, di cui la senatrice Barbara Floridia rappresenta l’epifania più compiuta. Giunta sugli scranni parlamentari con l’impeto messianico della vaffanculo-generation, la Floridia ha rapidamente barattato il grillismo di piazza con la postura ieratica di chi si crede investito di una missione sacerdotale: la difesa del servizio pubblico.

La Maieutica del Sospiro

La cifra stilistica della Floridia non risiede nell’efficacia legislativa, bensì nella retorica del tono accorato. Che si tratti di “rigenerare” la scuola con velleità bio-umanistiche o di ergersi a scudo umano per Sigfrido Ranucci, la senatrice messinese adotta lo stesso spartito: un’indignazione a orologeria, condita da una mimica facciale che oscilla tra la sofferenza di una martire cristiana e la severità di una professoressa di lettere che non ha ricevuto i compiti assegnati a casa.

Quando dichiara, con la gravitas di una tragedia greca, che “il richiamo della Rai a Ranucci è un atto molto grave”, non sta parlando un arbitro, ma una pasionaria che ha scambiato la Commissione di Vigilanza per l’ufficio stampa di un singolo programma televisivo. È la politica intesa come estensione del registro scolastico, dove l’avversario non è un interlocutore, ma un bullo da mandare in presidenza.

L’Apostola di Tele-Ranucci

Il capolavoro del suo trasformismo logico emerge quando denuncia il “clima tossico incompatibile con il servizio pubblico”. Un’affermazione che suona singolare se pronunciata da chi ha radici in un ecosistema politico nato proprio sulla critica radicale alle istituzioni.

Il suo “eccesso di zelo” nel difendere l’idea che un giornalista debba godere di un’immunità diplomatica pagata dal contribuente rivela la vera natura del suo incarico: la Floridia non vigila solo sulla Rai; vigila affinché la Rai resti l’ultimo fortino comunicativo di un Movimento che, tra una piroetta ideologica e l’altra, sembra aver smarrito la bussola ma non la vocazione per il presenzialismo di garanzia. Arriva persino a definire le procedure amministrative aziendali come un “messaggio che suona come una intimidazione”, proiettando le proprie fobie su una normale gestione di richiami professionali.

Al netto delle pose, Barbara Floridia incarna perfettamente quella figura di docente prestata alla politica che continua a confondere l’aula del Senato con un’ora di educazione civica. È l’interprete di un minimalismo istituzionale che scambia la difesa d’ufficio per eroismo civile e il presenzialismo televisivo per impegno politico.

Mentre il mondo fuori corre, la senatrice resta lì, ferma al primo banco, con la penna rossa pronta a segnare errori altrui, ignara del fatto che, fuori dal perimetro di Viale Mazzini, la campanella è suonata da un pezzo. Per lei la politica non è l’arte del possibile, ma una lunga, ininterrotta supplenza. E il Paese, purtroppo, continua a restare senza titolare.

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