L’anno top dell’occupazione ma restano i nodi
I numeri Istat e le analisi istituzionali: ora sotto col mismatch, il dramma delle competenze
Un anno indimenticabile per l’occupazione ma, come ha detto il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, c’è ancora tanto da fare. Ieri il report dell’Istat sul mercato del lavoro ha restituito il quadro di un anno assolutamente importante sul fronte dell’occupazione. Il tasso è salito al 62,5% e si sono contati dunque 24,1 milioni di lavoratori. Numeri che solo dieci anni fa, quando il trend era inchiodato a un ben più umile 55% sembravano irraggiungibili. A fronte dell’aumento dell’occupazione, la disoccupazione è calata a livelli record scendono sotto la soglia del 6,1% mentre, e forse è questa la notizia più incoraggiare, gli inattivi non salgono.
Un anno da ricordare per l’occupazione
Anzi, se possibile, scendono di uno 0,1%. Poco, ma il segnale sembra indicativo di un percorso nuovo. Che coinvolge specialmente i giovani. Restano i nodi delle retribuzioni. Quelli, purtroppo, caratterizzano il mercato del lavoro italiano. L’Istat, però, ha fotografato una risalita del costo del lavoro. Che solo in parte è dovuto agli aumenti in busta paga (+2,5%). A recitare la parte del leone, in questo scenario, sono i costi dei contributi sociali che son saliti del 4,2 per cento. Una buona notizia l’ha data, ieri, il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone secondo cui il gender gap delle paghe, in Italia, è pari al 4,3% a fronte di una media Ue che si stabilizza attorno al 12 per cento.
L’analisi di Durigon
È stato un anno importante per l’occupazione. E a gennaio 2026 i dati su questo fronte hanno confermato un trend positivo. Rimesso, e speriamo di no, in discussione dagli scenari di guerra che spirano dal Medio Oriente. Ma gli analisti e gli osservatori, anche istituzionali, sanno che i problemi non sono del tutto risolti. Oltre alle paghe, c’è il grande tema del mismatch, ossia del mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro che lascia le aziende senza addetti e i disoccupati alla ricerca di qualcosa che non trovano. Un dramma, questo, che si annoda a quello delle competenze. “Sicuramente c’è la positività di questi numeri, ma vi è anche la mancanza di repertorio, di persone qualificate che possono adoperarsi per un altro genere di lavoro o per la qualità del genere di lavoro a cui stiamo andando incontro, perché l’intelligenza artificiale e l’innovazione portano temi importanti di novità e noi – ha ricordato Durigon – dobbiamo trovarci preparati”.
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