Dagli Usa apertura sul petrolio russo, Borse in rosso
Bessent dà l'ok a "misure circoscritte e di breve durata", il prezzo del brent oltre i 100 dollari
Gli Usa aprono al petrolio russo. Rimane solo la Ue a fare muro. Le parole del Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent hanno calmato la rincorsa del prezzo dell’oro nero che aveva ripreso smalto dopo le parole della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei sulla volontà di Teheran di tenere chiuso lo Stretto di Hormuz. Il brent si è stabilizzato sopra i cento dollari mentre il Wti è in calo eppure le quotazioni sono superiori ai 95,54 dollari al barile. Adesso bisognerà capire quali saranno gli effetti (anche sull’Europa) delle aperture di Bessent.
Dagli Usa sì al petrolio russo
E non poteva essere altrimenti. Non è più una questione di scegliersi i fornitori, come nel 2022, ma di recuperare la materia prima che, altrimenti, non c’è. Scott Bessent ha affermato l’ok della Casa Bianca alla “la consegna e la vendita di greggio e prodotti petroliferi di origine russa caricati su navi a partire dal 12 marzo 2026”. L’India è salva. Ma non sarà per sempre: “Questa misura – ha scritto sui social Bessent – circoscritta e di breve durata, si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”.
Borse flop anche oggi
Con il petrolio sopra i 100 dollari e la timida apertura Usa su quello russo, le Borse europee aprono in calo. Anche oggi. Il Dax scivola dello 0,8%, il Ftse100 dello 0,68% e il Cac40 dello 0,87%. Allineate anche Amsterdam (-0,48%) e Madrid (-1,07%). Non era andata benissimo nemmeno in Asia dove il Nikkei di Tokyo ha chiuso in ribasso dell’1,4%. Giù anche Shanghai (-0,95%) e Shenzen -0,42%. In calo di un punto percentuale l’Hang Seng di Hong Kong. Chiusura più pesante per il Kospi coreano che ha lasciato sul terreno l’1,72%.
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